L’impatto dell’IA sul lavoro e le professioni più difficili da reperire: il rapporto
EconomiaIntroduzione
È stato pubblicato nei giorni scorsi dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali il primo documento “Verso l’Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro - Raccolta di contributi a supporto dell’avvio dei lavori dell’Osservatorio”. Si tratta - si legge nello stesso documento - di una “raccolta strutturata di contributi eterogenei finalizzata a supportare la fase preliminare di avvio dei lavori dell’Osservatorio nazionale sull’adozione dei sistemi di Intelligenza Artificiale nel mondo del lavoro”. E da questo testo emergono alcune interessanti informazioni sulle professioni più richieste nel mercato del lavoro in questo periodo di transizione.
Quello che devi sapere
La transizione in corso
In primo luogo, viene chiarito dal ministero, il rapporto citato è “costituito a partire da contributi redatti da una pluralità di soggetti, pubblici e privati, appartenenti a contesti istituzionali, amministrativi, produttivi e di ricerca differenti”. E dunque il testo riflette “approcci, sensibilità e punti di vista diversi, organizzati secondo alcune aree tematiche prioritarie, in parte coerenti con quelle individuate dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, al fine di restituire un quadro articolato e non uniforme della transizione in corso”.
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L’intervento della ministra Calderone
Il documento contiene anche una prefazione della ministra Marina Calderone, che sottolinea come oggi l’intelligenza artificiale “viene utilizzata per automatizzare compiti e risolvere problemi complessi, trovando applicazione in un’ampia varietà di contesti: dalla ricerca scientifica al mercato azionario, dalla robotica alla giustizia, passando per l’industria e le auto a guida autonoma”. E la stessa IA “permette di immaginare una società ed un mondo del lavoro in cui è necessario coniugare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e la salvaguardia dell’occupazione e dei diritti dei lavoratori”.
I rischi legati all’avvento dell’IA
L’intervento della ministra Marina Calderone aggiunge anche che l’intelligenza artificiale “rappresenta una novità destinata a condizionare ogni aspetto della società, tra cui, ovviamente, anche il mondo del lavoro”. Viene infatti sottolineato “il rischio di perdita di posti di lavoro, principalmente nei settori a bassa specializzazione, con conseguente necessità di implementare percorsi di formazione per i lavoratori”.
Quanti posti di lavoro andranno persi
La titolare del dicastero del Lavoro e delle Politiche Sociali ricorda anche che “secondo un’analisi del World Economic Forum, si prevede che entro il 2030 verranno persi 92 milioni ma saranno creati 170 milioni di nuovi posti di lavoro. Questo cambiamento richiederà un significativo adattamento della forza lavoro, un processo di “reskilling”, con nuove competenze tecnologiche in materia di IA, big data e cybersecurity che vedranno una rapida crescita della domanda”. Inoltre “si prevede anche che le competenze umane, come il pensiero creativo, la resilienza, la flessibilità, rimarranno fondamentali”.
Le difficoltà sul mercato del lavoro
E in questo contesto è contenuto un contributo di Unioncamere che - come sottolineato anche dal Sole24Ore - individua alcune delle professionalità più rilevanti per il digitale e più difficili da reperire per le aziende. Unioncamere dedica spazio alle competenze digitali che sono richieste: tra queste rientrano la tecnologie internet e la capacità di gestire e produrre strumenti di comunicazione visiva e multimediale.
I professionisti più difficili da reperire
Nel testo si legge che nel 2025 le aziende che erano alla ricerca di competenze di comunicazione visiva e multimediale hanno fatica a reperire matematici, statistici, e analisti dei dati (80,2%), seguiti da progettisti e amministratori di sistemi (78,8) e ingegneri dell’informazione (74,3%). Per quanto concerne invece le competenze nell’utilizzo di metodi matematici e informatici richiesta, risultano difficili da reperire matematici, statistici e analisti dei dati (81,7%), progettisti e amministratori di sistemi (79,7%) e ingegneri dell’informazione (79,4%). Infine le competenze matematico-informatiche: le aziende che le ricercano faticano a reperire tecnici della gestione di cantieri edili (76,6%), tecnici delle costruzioni civili (72%) e tecnici della sicurezza sul lavoro (71,3%).
Il problema delle competenze Stem
Infine, dall’analisi di Unioncamere emerge come le aziende abbiamo problemi a reperire lavoratori con competenze Stem: tra questi spiccano i fisici e astronomi (93,6%) e gli ingegneri elettrotecnici (91,8%). Invece nel campo delle professioni tecniche le assunzioni con competenze digitali integrate e difficili da reperire risultano essere i tecnici del risparmio energetico e delle energie rinnovabili (90,1%), tecnici della conduzione di impianti produttivi in continuo (89,7%), periti, valutatori di rischio, liquidatori (72%).
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