Quotazione oro e argento in calo, cosa succede ai prezzi dei metalli preziosi

Economia
©Getty

Introduzione

Le ultime settimane sono state segnate da uno storico sali-scendi nelle quotazioni dei metalli preziosi, soprattutto per quanto riguarda l’oro e l’argento. Se nel corso di gennaio entrambi hanno raggiunto quotazioni record - con l’oro che è arrivato a superare quota 5.500 dollari all’oncia - nelle ultime settimane si è visto esattamente il contrario: i due preziosi hanno infatti registrato contrazioni record, segnando un andamento negativo con pochi precedenti nella storia. Che cosa sta dunque succedendo?

Quello che devi sapere

I numeri di oro e argento

Intanto, è necessario partire dai numeri: nel corso degli ultimi anni e in particolare gli ultimi mesi, in concomitanza con l’esplosione di continue tensioni e crisi geopolitiche, i due metalli preziosi hanno raggiunto quotazioni record. L’oro come detto a gennaio ha raggiunto il valore record di 5.500 dollari all’oncia, mentre l’argento nelle scorse settimane aveva toccato quota 100 dollari l’oncia, un’altra prima volta storica. Poi, il crollo: venerdì 30 gennaio l’oro è arrivato a cedere oltre il 15%, mentre l’argento ha fatto anche peggio toccando picchi del -27%. Ciononostante, il valore dell’oro è ancora sensibilmente superiore a quello di inizio febbraio 2025.

 

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Le cause del crollo

È sempre difficile dire con certezza quali sono le cause dietro a un crollo così repentino, tuttavia in questo caso - in particolare per quanto riguarda l’oro - secondo analisti citati dalla BBC il motivo sarebbe da ricercare nella nomina del nuovo governatore della Fed, Kevin Warsh. Il prescelto da Donald Trump per prendere il posto di Jerome Powell è considerato da molti del settore una scelta “molto sicura”, cosa che ha frenato le preoccupazioni per l’indipendenza della Banca centrale statunitense e di concerto raffreddato la corsa ai ‘beni rifugio’ rappresentati dai metalli preziosi.

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L’effetto a valanga delle vendite

Oltre alla novità alla guida della Fed, un’altra ragione citata dagli investitori per il crollo delle quotazioni è quella di cambiamenti alle regole per il trading, che ha reso più costoso per gli speculatori operare. In ogni caso i prezzi di oro e argento erano in crescita da settimane, e alcuni analisti hanno affermato che l’andamento era destinato a invertirsi: il collasso dei prezzi dunque potrebbe essere arrivato perché la parte discendente della parabola era già in arrivo dalla settimana precedente, e “una volta iniziate le vendite per profitto, si è creato un effetto a valanga”.

Possibili altri picchi?

Tuttavia, nonostante questa dinamica ‘classica’ del mercato, c’è chi pensa che le condizioni potrebbero essere questa volta radicalmente diverse. Infatti, nonostante il crollo di fine gennaio, oro e argento sono rimbalzati (pur non tornando ai picchi precedenti). E sebbene le ultime due settimane siano state segnate da un andamento altalenante, secondo alcuni analisti è ancora possibile che nel prossimo futuro il prezzo dell’oro tocchi quota 6000 dollari all’oncia. Ma com’è possibile?

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Una nuova dinamica di mercato

A spiegare questo andamento apparentemente imprevedibile è un altro analista, citato da un’analisi di Fortune. Secondo la rivista specializzata in economia per anni il prezzo dell’oro e i tassi d’interesse reali sono stati inversamente correlati: se aumentano i secondi, diminuisce il primo. Quando infatti si ottiene meno guadagno dagli investimenti, perché i tassi sono bassi, la domanda di un ‘bene rifugio’ come l’oro tende a salire e con essa il suo valore. Ma negli ultimi anni questa dinamica sembra essersi interrotta, in quello che appare essere un segno di nervosismo degli investitori sullo stato dell’economia.

Il rapporto tra oro e tassi d’interesse

Fortune spiega infatti che quando la Fed ha iniziato ad alzare i tassi d’interesse nel 2022, la correlazione inversa con l’oro si è interrotta: il metallo prezioso ha infatti visto il proprio valore continuare a salire, toccando quota +150% lo scorso mese nonostante i tassi rimangano alti da anni. E diversi investitori continuano a suggerire di mantenere una quota rilevante di metalli preziosi nel proprio portafoglio. 

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Un cambiamento permanente?

Dunque, come detto, un segno che gli investitori sembrano preparasi a scenari in cui l’economia potrebbe andare male. E questo cambiamento potrebbe non essere di breve durata: secondo gli analisti tutto dipenderà da quanto dureranno le accresciute tensioni geopolitiche e i timori per l’inflazione a livello globale. Se entrambi dovessero perdurare, gli analisti si aspettano che questa nuova dinamica possa diventare permanente.

 

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