Hoepli, la storica casa editrice in liquidazione: 100 dipendenti in cassa integrazione
EconomiaEntro fine mese si potrebbe tenere l'assemblea straordinaria degli azionisti. Le tensioni tra familiari, protagonisti della compagine societaria, potrebbero compromettere l'intero patrimonio culturale della storica casa editrice milanese
Il destino della storica casa editrice Hoepli, pilastro della cultura milanese dal 1870, è oggi sospesa a un filo sottile, segnato da contrasti che minacciano di spazzare via una delle ultime realtà editoriali indipendenti del Paese. La crisi è precipitata con la comunicazione ai sindacati dell'avvio della cassa integrazione a zero ore per l'intero organico di circa cento dipendenti. Questo provvedimento, dalla durata inziale di tredici settimane, rappresenta però solo il preambolo di uno scenario ancora più drastico. Entro la fine di febbraio, l'assemblea straordinaria degli azionisti potrebbe infatti deliberare la liquidazione volontaria della società, una decisione che sancirebbe la fine della gestione ordinaria e l'inizio di uno smembramento degli asset aziendali.
La spaccatura familiare
Il quadro, particolarmente complesso, non è riconducibile esclusivamente a dinamiche economiche ma a uno scontro familiare che sembra ormai giunto a un punto di rottura: la società infatti è divisa in due fazioni contrapposte, entrambe legate alla famiglia del fondatore: da un lato Ulrico Carlo Hoepli e i suoi tre figli, detentori del 75% del capitale, dall'altro i fratelli Nava, figli di Bianca Hoepli, che possiedono il restante 25%. Questa spaccatura, alimentata da cause civili e penali ancora in corso, ha di fatto sabotato ogni tentativo di salvataggio esterno. Già dall'inizio del 2025, il Gruppo Mondatori si era fatto avanti per acquisire l'intero pacchetto, casa editrice e libreria, ma l'opposizione dei soci di minoranza ha fatto naufragare l'operazione, poichè la casa editrice di Segrate non intendeva ereditare una convinvenza con soci dichiaratamente litigiosi. Anche il Gruppo Feltrinelli ha preferito ritirarsi dalle trattative per l'acquisto della libreria storica di via Hoepli, scoraggiato dall'assenza di un piano industriale condiviso.
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I "gioielli" della casa editrice
In questo clima di stallo, l'azienda continua a perdere terreno e valore, nonostante conservi gioielli di indubbio interesse strategico come il comparto della scolastica, che vanta una quota di mercato vicina al 5%. Proprio questo segmento ha spinto Mondadori a tornare alla carica nelle ultime settimane, sebbene con un interesse ora limitato esclusivamente ai cataloghi e ai libri di testo. Se l'operazione andasse in porto sotto la gestione di un liquidatore, il colosso controllato dalla famiglia Berlusconi potrebbe quasi eguagliare la leadership nazionale di Zanichelli in questo settore. Resta invece nell'ombra il destino dell'immobile storico: il palazzo progettato da Figini e Pollini nel dopoguerra, che ospita uffici e libreria, è di proprietà del ramo di maggioranza della famiglia. Molti analisti vedono nel valore dell'immobile la chiave per un possibile rilancio, ma il sospetto è che i proprietari preferiscano puntare a un'enorme plusvalenza sull'edificio piuttosto che reinvestire nell'editoria.
Il futuro della società
Il prossimo 25 febbraio rappresenterà quindi un momento decisivo. Il consiglio di amministrazione dovrà decidere se procedere verso la liquidazione, una scelta che metterebbe a rischio non solo i posti di lavoro ma l'integrità di un archivio tecnico-scientifico unico in Italia.