Effetto pensioni in Italia, rischio 4 milioni di lavoratori in meno in 10 anni

Economia
©Ansa

Introduzione

In meno di 10 anni l’Italia potrebbe ritrovarsi ad avere 4 milioni di lavoratori in meno. A tratteggiare lo scenario è un’elaborazione di Adapt, su dati Istat, come riporta Il Sole 24 Ore. In particolare la Pa, la scuola e l’industria perderanno il 18,6% degli occupati. Ecco cosa emerge dai dati e quali sono gli scenari futuri.

Quello che devi sapere

I settori più a rischio: manifattura, Pa e scuola

In media, i 55-64enni pesano circa il 23% degli occupati tra 15 e 64enni, nel mercato del lavoro italiano, il che si traduce in una perdita potenziale analoga se non ci fosse un ricambio adeguato. Ma quali sono i settori più esposti? Quelli con quote più alte di lavoratori anziani, in particolare Amministrazione pubblica e Istruzione, dove l’età media è superiore ai 50 anni.

 

Ma il campanello d’allarme maggiore è quello per la manifattura. La quota di lavoratori tra i 55 e i 64 anni è oggi pari a 872mila in numeri assoluti. Considerato che il settore conta poco più di 4,2 milioni di occupati (tra 15 e 64 anni), si parla di una perdita potenziale di quasi un quinto dei lavoratori.

 

Per approfondire:

Entro il 2040 l’Italia perderà 3 milioni di lavoratori, Sud a rischio spopolamento: i dati

I settori con meno rischi

Invece, comparti come alloggio e ristorazione (circa 15%), servizi di informazione e comunicazione (circa 16%) e attività artistiche (circa 18%) mostrano una vulnerabilità più contenuta. In questi ambiti, infatti, mediamente, gli occupati sono più giovani.

 

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L’effetto “culle vuote”

Adapt, sugli scenari futuri, certifica anche che ci sarà una contrazione significativa dell’occupazione anche per via dell’effetto “culle vuote”, con nascite ormai stabilmente sotto la soglia delle 400mila unità l’anno (nel 2024 c’è stato il minimo storico di 1,18 figli per donna), e tutte le difficoltà di ingresso di donne e giovani nel mondo del lavoro.

 

I numeri indicano che il totale degli occupati 15-64 scenderebbe da 23,1 milioni a 18,8 milioni, pari a una riduzione netta di circa il 18,6% nell’arco di 10 anni (in numeri assoluti 4,3 milioni di unità). In altre parole, il ricambio generazionale attenua solo in parte l’impatto dei pensionamenti.

Le possibili soluzioni

Ad ogni modo, va considerato che queste sono proiezioni “orientative” e cioè che, in presenza di eventuali riforme pensionistiche o una maggiore permanenza volontaria al lavoro dei 55-64enni, i dati potrebbero cambiare. Ma, a questo punto, quali potrebbero essere le soluzioni?

 

  • Prima di tutto, come ricorda Il Sole 24 Ore, bisogna favorire l’ingresso al lavoro dei giovani, perché ad oggi, in Italia, ci sono circa 1,4 milioni di ragazzi Neet, cioè che non lavorano, non cercano lavoro e non studiano, nella fascia 15-29 anni. Inoltre, come ha evidenziato una recente audizione di Bankitalia sugli effetti della demografia, i giovani escono dalla famiglia d’origine in media a 30 anni (dati 2023), contro i 26,4 anni nell’area Euro. E solo l’8,7% degli studenti tra 15 e 29 anni lavora o cerca un’occupazione durante gli studi. Non solo: dal 2004 a oggi il tasso di attività nella fascia 15-34 anni è sceso di quasi 10 punti percentuali.
  • Poi occorre aumentare il tasso di occupazione femminile: nella fascia 15-64 anni, a dicembre, era al 54%, oltre 12 punti sotto la media Ue. Nel Mezzogiorno questa quota era appena il 43,1%. Le donne rappresentano circa due terzi di chi non lavora e ha rinunciato a cercare.
  • Ma c’è anche il tema dei migranti: nel 2024 gli stranieri rappresentavano il 10,5% dell’occupazione totale. Di qui l’urgenza di rendere più attrattiva l’Italia, soprattutto per gli stranieri qualificati.
  • C’è poi la sfida di aumentare l’occupazione anche tra i senior. Il centro studi Itinerari previdenziali ha calcolato che il tasso di occupazione tra i 55 e 64 anni è al 58,2% rispetto al 64,4% della media Ue e il 74% e più dei Paesi del Nord Europa.

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I dati sull'occupazione in Italia

Intanto, come sta andanto l'occupazione nel nostro Paese? A dicembre 2025 il tasso di disoccupazione ha continuato a diminuire, attestandosi al 5,6%, dopo aver già toccato a novembre il 5,7%, il livello più basso dall'inizio delle serie storiche nel 2004, secondo i dati dell'Istat.

 

A dicembre gli occupati risultano essere più di 24 milioni, in leggero calo rispetto a novembre. La flessione riguarda soprattutto i dipendenti a termine, mentre risultano in aumento gli autonomi e stabili i dipendenti permanenti. Su base annua, l'occupazione cresce di 62mila unità: aumentano i permanenti e gli autonomi, mentre diminuiscono i lavoratori a termine.

 

Per approfondire:

Inflazione, la ricchezza delle famiglie perde il 5% dal 2021: i dati Istat

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