Introduzione
Si è chiusa in negativo la giornata delle Borse europee, trascinata dai tonfi americani di Wall Street e Nasdaq a causa di Microsoft. Volano, invece, Meta, che registra risultati positivi, e anche Tesla. In leggero calo l’oro, mentre il dollaro ha recuperato terreno rispetto all’euro. Ecco cosa sapere
Quello che devi sapere
Effetto domino dai listini Usa ai mercati europei
La brusca battuta d’arresto registrata da Microsoft a Wall Street ha innescato un’ondata di nervosismo che ha rapidamente attraversato l’Atlantico. Gli indici europei, dopo una prima parte di giornata relativamente stabile, hanno virato verso il basso nella fase finale degli scambi: la Borsa di Londra ha chiuso in aumento dello 0,1%; quelle di Parigi e Amsterdam sulla parità, con Madrid e Milano in ribasso dello 0,1%. Discorso a parte per l'indice del listino tedesco: il Dax ha ceduto due punti percentuali, affossato dal crollo del 16% del colosso del software Sap dopo i suoi conti trimestrali. Questo scivolone arriva nonostante il continuo afflusso di capitali verso il settore dell’intelligenza artificiale, che finora aveva sostenuto il comparto tecnologico. Scattano le vendite anche sui Bitcoin, dove cala il prezzo registrato nelle ultime settimane innescando una spirale ribassista.
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La situazione
Il contesto resta dominato da una fitta agenda di risultati societari, mentre gli investitori digeriscono la decisione della Federal Reserve di lasciare invariato il costo del denaro nella forchetta compresa tra il 3,5% e il 3,75%. In parallelo, le frizioni tra Stati Uniti e Iran continuano a fare da supporto alle quotazioni del petrolio, contribuendo a ridisegnare gli equilibri tra le diverse asset class.
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Wall Street divisa: Meta brilla, Microsoft affonda
Oltreoceano, la seduta si è rivelata estremamente contrastata. Il balzo di Meta Platforms, in rialzo di oltre il 7% grazie a stime sui ricavi migliori delle attese e a risultati trimestrali solidi: il colosso di Mark Zuckerberg potrebbe quasi raddoppiare le spese di capitale dai 72 miliardi di dollari del 2025 ai 115-135 miliardi del 2026, ben al di sopra delle attese. Meta ha archiviato il quarto trimestre con ricavi in crescita del 24% a 59,9 miliardi, superando le previsioni degli analisti. L'utile netto è salito a 22,8 miliardi, anche in questo caso oltre le attese. Non è riuscito a controbilanciare il pesante scivolone di Microsoft. Il titolo del colosso di Redmond ha perso oltre l’11%, penalizzato dal rallentamento della crescita nel business cloud Azure e da prospettive meno convincenti sulla redditività operativa. La debolezza del gruppo ha però trascinato al ribasso gran parte del comparto tecnologico.
Tesla sopra le attese
Anche Tesla ha pubblicato conti trimestrali superiori alle previsioni, pur segnalando il primo calo del fatturato annuale nella sua storia. Il titolo, tuttavia, non ha beneficiato pienamente dei dati, riflettendo un clima di prudenza diffusa tra gli operatori, ancora concentrati sull’impatto delle decisioni della banca centrale e sulla solidità della crescita futura del settore tech.
Milano in affanno: pesa Stmicroelectronics, tengono banche ed energia
A Piazza Affari la giornata si è chiusa in territorio nettamente negativo, con Stmicroelectronics in forte flessione dopo una brusca inversione di tendenza. I conti trimestrali hanno evidenziato una perdita superiore alle stime, anche se le indicazioni prospettiche fornite dal management sono state accolte positivamente dagli analisti. Segno più invece per il comparto bancario, guidato da Mediobanca, e per i titoli legati all’energia, sostenuti dal rialzo del greggio. Spiccano i progressi di Eni, Prysmian e Saipem, quest’ultima favorita dall’aumento del target price da parte di Ubs e dalla ripartenza del progetto Mozambique Lng.
Metalli preziosi in retromarcia, il dollaro torna a rafforzarsi
Dopo aver toccato nuovi massimi, l’oro ha cambiato bruscamente direzione, arretrando con decisione nel finale di seduta. Una dinamica simile ha interessato anche l’argento, protagonista di un forte ritracciamento dopo i recenti record. Sul mercato dei cambi, il biglietto verde ha recuperato terreno nei confronti dell’euro, mentre il cambio con lo yen si è mantenuto sostanzialmente stabile, sotto l’attenzione degli investitori per le ipotesi di possibili interventi delle autorità nipponiche.
Sale il prezzo del petrolio
L'instabilità sul mercato energetico è dovuta alle dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che ha intensificato la pressione su Teheran affinché interrompa il proprio programma nucleare. Le ripetute minacce di un’azione militare hanno riacceso i timori degli operatori su possibili shock geopolitici, rendendo il petrolio particolarmente sensibile alle notizie provenienti dal Medio Oriente. I mercati energetici continuano a muoversi in territorio positivo, spinti dall’inasprimento delle relazioni tra Washington e Teheran. Il prezzo del greggio ha archiviato la terza seduta consecutiva di rialzo, sostenuto dalle crescenti preoccupazioni su un possibile intervento militare statunitense contro l’Iran, scenario che potrebbe compromettere la regolarità delle forniture provenienti da una delle aree chiave per l’equilibrio globale dell’offerta.
Brent e Wti
Nel dettaglio, i contratti future sul Brent del Mare del Nord con consegna a marzo hanno superato la soglia dei 70 dollari al barile, mentre il Wti statunitense, sempre sulla stessa scadenza, si è portato in prossimità dei 65 dollari. Dalla fine di gennaio entrambi i benchmark hanno messo a segno un incremento complessivo di circa il 7%, riportandosi sui livelli più elevati osservati dall’autunno del 2025.
Spread e BTp
Sul fronte del debito sovrano, la seduta si è chiusa con un moderato ampliamento dello spread tra BTp e Bund. Il differenziale tra il titolo di Stato italiano decennale di riferimento e l’omologo tedesco si è attestato a 61 punti base, in leggero aumento rispetto alla giornata precedente. In controtendenza, il rendimento del BTp benchmark ha registrato una lieve flessione, scendendo al 3,44% dal 3,46% segnato in precedenza.
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