La propensione al risparmio degli italiani sale ai massimi dal 2009, i dati Istat

Economia

Aumentano nel terzo trimestre del 2025 sia il potere d'acquisto sia la propensione al risparmio delle famiglie italiane. Escludendo il periodo Covid, si tratta dei livelli massimi dal 2009

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La propensione al risparmio è stimata all'11,4%, in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il potere d'acquisto, nello stesso lasso di tempo, è cresciuto rispetto al trimestre precedente dell'1,8%.

I dati Istat

È quanto rileva l'Istat nel suo report periodico sottolineando che la spesa per consumi finali rimane però debole. In dettaglio, il reddito disponibile delle famiglie nel periodo che va da luglio a settembre è cresciuto del 2% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,3%. Ovviamente la differenza di crescita è evidente perché sul portafoglio degli italiani pesa ancora un’inflazione che si fa sentire, seppure sia rientrata dagli alti livelli dei mesi scorsi.

Calano i profitti delle società non finanziarie

C’è un dato da sottolineare che riflette in parte la crescita anemica del prodotto interno lordo del nostro Paese ed è la quota di profitto delle società non finanziarie. È stimata al 42,3%, segnando una diminuzione di 0,9 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Come sottolinea l’Istat si tratta di una “diminuzione in continuità con la tendenza in atto dalla seconda parte del 2023". In sostanza, la fatica di aumento degli utili aziendali da parte delle imprese italiane prosegue da oltre due anni. Nonostante questo aumenta "lievemente" il tasso di investimento, un fattore determinante per la crescita e la resistenza delle nostre imprese in un contesto competitivo e geopolitico che definire “sfidante” sarebbe poco. In termini congiunturali, la flessione di questo indicatore. Il tasso di investimento delle società non finanziarie nel terzo trimestre dell'anno è stimato dall’Istat al 22,8%, in aumento di 0,1 punti percentuali, rispetto al trimestre precedente, a fronte di un aumento degli investimenti fissi lordi dello 0,7%. Buone nuove, infine, per quanto riguarda la pressione fiscale che è stata pari al 40%, in calo di 0,8 punti percentuali, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

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