Difesa, dividendi record per gli azionisti: 5 miliardi di dollari nel 2025. L'analisi
EconomiaIntroduzione
Introiti record nel settore della difesa in Europa: i più grandi gruppi del settore chiudono il 2025 versando una remunerazione pari a circa cinque miliardi di dollari ai propri azionisti, cifra ai massimi di tutto l’ultimo decennio, trainata in particolar modo dall’aumento dei dividendi. Chi ha investito nella difesa è stato quindi premiato: l’anno che si è appena chiuso è stato ancora segnato dall’impennata della spesa militare globale che è seguita soprattutto alla guerra in Ucraina.
Quello che devi sapere
Difesa, ricavi spesa in conto capitale e ricerca e sviluppo al 7,9%
Secondo un'analisi di Vertical Research Partners per The Financial Times, scendendo nel dettaglio, alla crescita dei rendimenti si accompagna un rafforzamento degli investimenti. Se ora la quota di ricavi destinata a spesa in conto capitale e ricerca e sviluppo è stimata al 7,9%, basta pensare che nel 2021, l’anno prima che la Russia attaccasse l’Ucraina (la guerra è iniziata il 24 febbraio 2022), la quota si fermava al 6,4%, 1,5 punti percentuali più in basso che nel 2025.
Per approfondire: Piano Difesa Ue, 6.800 miliardi in 10 anni. Le spese dell’Italia e gli obiettivi Nato
Dinamica diversa negli Usa: rendimenti in calo dopo picco del 2023
La situazione non è però uguale ovunque nel mondo. Negli Stati Uniti, per fare l'esempio più lampante, le cose sono andate diversamente che in Europa. I rendimenti delle sei maggiori aziende della difesa a stelle e strisce (Ft cita Lockheed Martin, General Dynamics, Northrop Grumman, RTX Corporation, L3Harris Technologies e Huntington Ingalls), dopo aver raggiunto il picco decennale nel 2023, sono poi andati a scendere. Lo stesso si può dire tra l’altro per gli investimenti (spesa in conto capitale e ricerca e sviluppo autofinanziata, calcolati come percentuale delle vendite).
Critiche per la produzione di nuove armi
Cosa è successo Oltreoceano? Il comparto della difesa è stato al centro di pesanti critiche, soprattutto perché c’è chi accusa i principali attori del settore di non aver reinvestito i proventi del picco di rendimenti nell’acquisto (o il riacquisto) di azioni, ma piuttosto ha spinto sulla produzione di nuove armi.
L’appello di Donald Trump
Non è passato quindi inosservato come lo stesso presidente statunitense Donald Trump abbia sollecitato i contractor a investire di più nella produzione, mentre il segretario al Tesoro Scott Bessent ha parlato di aziende "gravemente in ritardo nelle consegne" e invocato "un po' più di ricerca e un po' meno riacquisti di azioni". Secondo Vertical Research, tuttavia, l'idea che l'industria Usa stia sotto-investendo o "facendo profitti eccessivi", non sarebbe nella realtà supportata dai fatti: "i riacquisti di azioni e i dividendi, come quota della capitalizzazione di mercato, si sono quasi dimezzati negli ultimi due anni", si legge sul Ft.
Cosa potrebbe succedere in Europa
E in Europa? Guardando al prossimo anno, almeno secondo gli annunci di molti governi del Vecchio Continente, ci si aspetta che il dibattito si scaldi ulteriormente. “Se la spesa per la difesa dovesse salire a un certo livello, significativamente più alto di quello attuale, allora la difesa diventa così importante per i governi che inizieranno a interessarsi molto a quanti soldi stai guadagnando”, ha detto Nick Cunningham, analista di Agency Partners, sempre a The Financial Times. Va sottolineato comunque che, per il momento, l’industria europea non sta aumentando la produzione.
Anno d’oro per le Borse europee: banche, difesa e oro
C'è però anche da dire che intanto la promessa di spese mastodontiche per la difesa e la corsa dei titoli bancari, spinti dall'aumento di utili e dividendi, hanno regalato ai mercati azionari europei un anno d'oro (insieme all’impennata delle materie prime, su tutte l’oro, e delle banche), segnato da un nuovo record storico dell'indice Stoxx 600, salito nel 2025 del 16%. "Un mix variegato di titoli azionari ha sovraperformato", ha dichiarato a Bloomberg, Peter Oppenheimer, responsabile della strategia azionaria globale di Goldman Sachs, mentre hanno sofferto i titoli esposti "ai venti contrari" del 2026 e cioè "i dazi più elevati, il dollaro più debole e la concorrenza cinese".
In rosso le auto
Nell’ordine, a tirare la volata dei listini europei sono state in primo luogo le banche, il cui indice settoriale Stoxx è salito del 65%, registrando la migliore performance dal 1997, forti della corsa degli utili, dei dividendi e dei buy-back, con le commissioni, i ricavi da trading e l'efficienza dei costi che hanno permesso di far fronte al calo dei tassi. Subito dietro le banche - Santander, Socgen e Commerzbank in testa - si collocano proprio i titoli della difesa, spinti dal disimpegno americano verso Kiev, con il gruppo tedesco Rheinmetall che si è guadagnato l'ingresso nell'Euro Stoxx 50 e lo sviluppatore di sistemi di difesa spagnolo Indra Sistemas miglior titolo a Madrid con un balzo del 180% circa. Da segnalare che sono invece andate in rosso le auto, alle prese con una domanda fiacca, le turbolenze dovute ai dazi, la concorrenza cinese e una travagliata transizione all'elettrico: l'indice Stoxx è in calo di circa il 4%, in rosso per la prima volta dal 2002.
Per approfondire: Difesa, sistemi antimissile e antidrone tra le priorità: il piano per proteggere l'Italia