Mps conquista Mediobanca, i numeri dell’affare
EconomiaSi è chiusa ieri una delle partite più sofferte e discusse del campionato italiano del consolidamento bancario. Il pesce piccolo, in termini di capitalizzazione, ha mangiato e digerito lo squalo della finanza italiana. Ieri, ultimo giorno dell’offerta pubblica di scambio e acquisto, le adesioni sono aumentate dal 46% al 62%
Mps ce l’ha fatta, ha conquistato Mediobanca. Si è chiusa ieri una delle partite più sofferte e discusse del campionato italiano del consolidamento bancario. Il pesce piccolo, in termini di capitalizzazione, ha mangiato e digerito lo squalo della finanza italiana. Ieri, ultimo giorno dell’offerta pubblica di scambio e acquisto, le adesioni sono aumentate dal 46% al 62%. Un aumento, in una sola seduta, del 16% che è stato decisivo ad archiviare come un successo l’Opas lanciata dal Monte dei Paschi di Siena.
"Con questa operazione si dà vita a una nuova forza competitiva tra leader nel settore bancario italiano, con un'ampia e diversificata gamma di prodotti e servizi a beneficio delle famiglie, delle imprese e dei territori". È stato questo il commento contenuto in una nota stampa rilasciata in serata da Rocca Salimbeni. Di fatto, la banca guidata dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio non solo diventa primo azionista ma il controllore de facto di Piazzetta Cuccia, lo storico istituto da sempre considerato il salotto buono della finanza italiana. Sì, perché Mps è riuscita lì dove altri big del settore bancario italiano hanno fallito. Il tentativo di UniCredit di acquisire Banco BPM è andato in fumo e anche l'offerta di Mediobanca per l'acquisizione di Banca Generali è stata respinta dagli investitori. Quando a fine gennaio arrivò l’annuncio dell’Ops, il mercato fu sorpreso e l’accolse con un certo scettiscismo, esattamente lo stesso che trapelava dai comunicati del board di Mediobanca. E invece, la storia della più antica banca del mondo prosegue con la realizzazione di una operazione finanziaria che segna la storia della finanza italiana.
I PASSI DECISIVI
Per arrivare al risultato di oggi decisiva è stata certamente l’adesione dei soci forti di Piazzetta Cuccia. Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, e l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone detengono assieme quasi il 30% delle azioni di Mediobanca. Entrambi, nell’ultimo quinquennio, hanno tentato di spodestare lo storico amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel e lo scorso anno avevano acquisito quote di MPS, cioè appena il governo italiano aveva ridotto la propria partecipazione nell'istituto di credito nazionalizzato nel 2017. A fine gennaio di quest’anno, quando Lovaglio ha lanciato l’offerta, la loro adesione ha segnato il percorso che ha portato alla scalata di Mediobanca. Nel tempo a seguire sono arrivati i via libera di altri importanti investitori istituzionali e fondi internazionali che hanno spinto le adesioni al 50%. L’ultima mossa, determinante per arrivare al 62,29% odierno, è arrivata la settimana scorsa quando Mps ha alzato la posta in gioco e ha messo sul piatto anche un corrispettivo in contanti. 750 milioni il valore complessivo del rilancio, pari a 90 centesimo di euro ad azione. Oltre ovviamente all’offerta iniziale basata sullo scambio azionario di 2,533 azioni Mps per ogni titolo di Mediobanca portato in adesione.
I NUMERI CHIAVE
I due istituti iniziano già ad allinearsi in borsa. A Piazza Affari questa mattina, nelle prime ore di contrattazioni, le azioni di Mediobanca e Mps viaggiano ad una velocità costante sopra i 4 punti percentuali di rialzo. Il mercato festeggia il successo dell’operazione ma soprattutto un esito chiaro e un vincitore assoluto. Già da oggi, con il 62,3% del capitale assicurato, Mps può contare su 700 milioni di sinergie e circa 1,2 miliardi di euro derivanti dalle cosiddette DTA (deferred tax assets), cioè crediti fiscali differiti che avranno un impatto positivo diretto sul bilancio del gruppo.
IL FUTURO DI MEDIOBANCA
Cosa succede adesso? Mps ha già fatto sapere che riaprirà i termini dell’offerta tra il 16 e il 22 settembre, una finestra temporale che dovrebbe portare ulteriori adesioni e maggiore forza alla banca senese alla quale resta ancora il target del 66,7% da raggiungere. Se Mps arrivasse a questa soglia di consenso avrebbe mani libere per una fusione con Mediobanca e successivo eventuale delisting, cioè l’uscita da Borsa Italiana. Nella stessa settimana potrebbe dimettersi il consiglio di amministrazione di Piazzetta Cuccia. È il Financial Times a scrivere in merito alla data del 18 settembre, giorno nel quale è prevista una riunione del board. Se così non fosse la decisione sarebbe solo rimandata di poco, probabilmente alla fine del prossimo mese. Un meeting del consiglio di amministrazione è già schedulato per il 28 ottobre e quella potrebbe essere l'occasione.