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Cina vieta iPhone ai funzionari, Apple perde 200 mld in Borsa

Economia

Vittorio Eboli

Nuovo capitolo dello scontro Washington-Pechino per la supremazia tecnologica (e quindi economica e politica): lo stop cinese all'uso degli I-phone negli uffici pubblici apre la strada ai nuovi prodotti Huawei e infligge un duro colpo a Cupertino (che cade in Borsa). In attesa dei prossimi round

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Cina contro Apple: il nuovo round del braccio di ferro per la leadership globale passa di nuovo dall’alta tecnologia.

La “guerra degli I-Phone”, ossia la decisione di Pechino di vietare l’uso degli smartphone di Cupertino a tutti i dipendenti pubblici in ufficio, anticipata dal Wall street journal, è un colpo durissimo per il gruppo californiano, che ha nel Paese del Dragone il terzo mercato più grande: nel 2022 è valso il 18% delle sue entrate totali.

I lavoratori direttamente coinvolti sarebbero infatti (secondo cifre non ufficiali) oltre 50 milioni. Con possibili future estensioni anche ai lavoratori delle aziende statali e delle agenzie sostenute dal governo.

Salta il sorpasso a Samsung, strada aperta a Huawei

Sfumerebbe così l’atteso sorpasso ai coreani di Samsung come numero 1 mondiale degli smartphone: gli analisti se lo aspettavano già per le prossime settimane, dopo il lancio del nuovo I-Phone 15 previsto a metà settembre. Pechino apre così la strada all’autoctona Huawei, che ha appena lanciato il suo ultimo smartphone, con tecnologia 5G, il primo dopo tre anni a utilizzare un processore cinese e non straniero.

Nel lungo elenco di veti incrociati tra Washington e Pechino, i micro-chip giocano infatti un ruolo centrale: la corsa alle tecnologie più moderne è fondamentale per la supremazia economica e quindi politica, con i due giganti che provano, in chiave protezionista, a ridurre la dipendenze da tecnologie straniere. Per irrobustire anche la loro ciber-sicurezza interna: basti pensare ai limiti imposti in America a ByteDance, la società cinese che invade il mondo con Tik-tok, il social dei giovanissimi.

Nel mentre, Apple ha lasciato sul terreno, in Borsa, circa 200 miliardi di valore in due sole sedute: ok, ne vale ancora 2.600, di miliardi di dollari, ma la “guerra degli I-Phone” promette di non essere all’ultimo round.