Oltre 400 imprese hanno firmato il Manifesto per l’Energia, presentato a dicembre dalla Confederazione dell'industria manifatturiera italiana e dell'impresa privata
“I costi energetici sono ormai insostenibili". Il presidente di Confimi Industria Paolo Agnelli lancia il suo allarme sulle bollette record e fa un appello alle istituzioni. Sono più di 400 le imprese che hanno deciso di sottoscrivere il Manifesto per l’Energia, presentato lo scorso dicembre da Confimi Industria nel corso della sua assemblea pubblica. Un documento che nasce dall’esperienza diretta delle piccole e medie imprese manifatturiere, sempre più in difficoltà a causa di costi energetici strutturalmente più elevati rispetto a quelli dei principali competitor europei, con ricadute che si riflettono anche sulle famiglie in affanno nel sostenere il peso delle bollette.
Presidente qual è oggi lo stato di salute delle aziende manifatturiere del Paese?
“Non è solo preoccupante: è drammatico. Negli ultimi trent’anni abbiamo perso circa 250mila imprese manifatturiere, un dato che racconta meglio di qualsiasi analisi cosa stia accadendo. I costi energetici stanno diventando insostenibili e l’energia è oggi uno dei principali fattori di espulsione dal mercato per le PMI. Una situazione che colpisce l’intero sistema economico e sociale, con effetti diretti anche sulla tenuta dei redditi familiari”.
Perché Confimi Industria ha sentito la necessità di promuovere questo Manifesto proprio ora?
“Perché siamo arrivati a un punto di non ritorno. Non possiamo più restare in silenzio davanti a una crisi che sta mettendo in difficoltà non solo le imprese, ma anche milioni di famiglie alle prese con bollette sempre più pesanti. Il Manifesto nasce per lanciare un allarme chiaro: senza un intervento deciso, il peso del caro energia continuerà a scaricarsi su chi lavora, produce e vive di reddito”.
Lei ha più volte richiamato il confronto con altri Paesi europei, dove le imprese pagano l’energia molto meno rispetto all’Italia. Da che cosa nasce questo divario?
“Da scelte politiche e regolatorie sbagliate. Tra gennaio e agosto, le industrie energivore italiane hanno pagato un prezzo medio di 85,28 euro per megawattora. In Spagna 60,33 euro, in Germania 44,50 euro, in Francia appena 25,45 euro. Nei Paesi del Nord Europa 30,80 euro.
Questo significa che un’impresa italiana paga l’energia oltre tre volte più di una francese e quasi il doppio di una tedesca. È evidente che in queste condizioni si parte svantaggiati ancora prima di competere”.
Nel Manifesto proponete un pacchetto articolato di misure per contrastare il caro energia: quali ritiene più urgenti e perché?
“Le misure più urgenti sono quelle che incidono subito sui costi. Lo Stato deve esercitare fino in fondo il proprio ruolo di azionista in aziende strategiche come Enel, Eni e Snam per calmierare i prezzi.
I bilanci recentemente pubblicati da queste società testimoniano un ampio margine di manovra economico, che oggi incide in modo diretto sul tessuto produttivo italiano. Margini che, anziché contribuire a sostenere imprese e sistema Paese in una fase di emergenza, finiscono per alimentare rendimenti elevati per gli azionisti delle ex aziende di Stato, a danno della competitività nazionale.
Negli altri Paesi europei, politiche energetiche più illuminate stanno offrendo alle imprese maggiori possibilità di successo, proteggendo produzione e occupazione. In Italia, invece, si continua a scaricare il costo dell’energia su chi produce valore, mentre chi opera in regime regolato o para-monopolistico registra profitti record. È una distorsione che va corretta con urgenza”.
Quali rischi corre il sistema produttivo italiano se questa situazione dovesse protrarsi nel medio e lungo periodo?
“Il rischio è un declino industriale irreversibile. Sempre più imprese stanno valutando di ridurre la produzione, delocalizzare o chiudere. Una quota significativa di giovani imprenditori sta pensando di avviare la propria attività all’estero non per scelta strategica, ma per necessità. Se non interveniamo ora, perderemo competenze, occupazione e capacità produttiva, e ricostruire ciò che viene distrutto oggi sarà molto più difficile domani”.