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Payback Sanità, oltre 2 miliardi a carico delle aziende

Economia

Simone Spina

Le aziende dei dispositivi medici protestano contro il contributo che le Regioni possono chiedere a queste imprese se la spesa per la sanità pubblica risulta più alta di quella programmata. Questa sorta di rimborso ammonta a 2,2 miliardi da versare entro gennaio. Il governo dovrebbe far slittare il pagamento ad aprile

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Se una Regione sfora il budget per acquistare strumenti medici come Tac, protesi o apparecchi chirurgici dovrà ripianare le spese e ad aiutarla potranno essere le aziende che quelle attrezzature le hanno venduto. E’ questo, in sintesi, il payback nel campo della Sanità, un meccanismo pensato per limitare esborsi fuori controllo ma che ora rischia di dare una brusca spallata alle imprese del settore.

Un sistema per controllare la spesa

Questa sorta di rimborso prevede che chi rifornisce gli ospedali possa essere chiamato a pagare fino al 50 per cento di quanto la Regione, che gestisce le strutture sanitarie, ha speso in più rispetto a quanto preventivato. Una sorta di clausola per mettere sugli attenti venditore e acquirente quando si maneggiano strumenti (dal laser al cerotto) per diagnosi e cure dei pazienti.

Il peso sulle imprese

Il payback sulla carta esiste da oltre otto anni ma è rimasto in sonno fino a quando, la scorsa estate, è stato risvegliato con la definizione delle regole per applicarlo. Con l’effetto che, visto che molte Regioni hanno superato i tetti di spesa programmati, l’industria medica sarebbe chiamata a sborsare 2,2 miliardi di euro per gli anni 2015-2018.

Le aziende chiedono di abolirlo

Un macigno che, secondo i diretti interessati, metterebbe a repentaglio un comparto che conta oltre 4.500 aziende e impiega circa 112mila persone. Con ricorsi in tribunale e manifestazioni, le imprese protestano contro il payback chiedendo che sia cancellato. Un’ipotesi possibile (il governo ha in mente di far slittare il pagamento ad aprile) ma che costringerebbe lo Stato a trovare i soldi da qualche altra parte.