Smart working, Elon Musk ai dipendenti Tesla: “Il lavoro da remoto non è più accettato”

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“Tutti quelli che intendono lavorare da remoto - scrive l’imprenditore - devono essere in ufficio per un minimo (e sottolineo “un minimo”) di 40 ore a settimana, oppure devono lasciare Tesla”. E ancora: “Se ci sono collaboratori straordinari per cui questo non sarà possibile, giudicherò e approverò direttamente io ogni singolo caso”

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“Niente piu smart working”. Arriva via mail ai dipendenti Tesla lo stop al lavoro da remoto. Firmato personalmente dal Ceo dell’azienda, il monito a rientrare a tempo pieno in azienda è trapelato sui social sollevando, come prevedibile, la polemica.

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 “Tutti quelli che intendono lavorare da remoto - scrive l’imprenditore - devono essere in ufficio per un minimo (e sottolineo “un minimo”) di 40 ore a settimana, oppure devono lasciare Tesla”. E ancora: “Se ci sono collaboratori straordinari per cui questo non sarà possibile, giudicherò e approverò direttamente io ogni singolo caso”. “Lavoro 16 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, per 52 settimane all’anno. E le persone ancora dicono che sono fortunato” aveva detto il miliardario nel giugno del 2020. Oggi ribadisce che la “fabbrica” ha un ruolo centrale per lo sviluppo e la prosperità delle sue aziende.

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Rispetto a Twitter, Meta, Spotify, Dropbox e Apple (estremamente favorevoli allo smart working anche date le mansioni dei lavoratori), Tespla prevede un lavoro manuale importante, e dunque in presenza, per produrre le sue auto sportive elettriche. Ma è anche vero che in molti, nell’azienda guidata da Musk, si occupano di software. Ma anche loro, secondo le ultime indicazioni, devono rientrare in sede, nonostante l’impennata della curva di casi Covid negli Stati Uniti.

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