Istat: residenti in calo dello 0,7% rispetto al censimento 2019

Economia

Secondo i dati del 'Censimento della popolazione e dinamica demografica 2020' la pandemia Covid-19 ha accentuato la tendenza alla recessione demografica già in atto. Il decremento registrato ha portato a 59.236.213 il numero dei residenti nel nostro Paese

Il calo demografico che affligge l’Italia è confermato dall’Istat che nel 2020 registra una diminuzione dello 0,7% rispetto al 2019. La pandemia Covid-19 ha accentuato la tendenza alla recessione demografica già in atto e il decremento di popolazione registrato tra l'inizio e la fine dell'anno scorso risente di questo effetto.  ". Lo sottolinea l'Istituto Nazionale di Statistica riguardo ai dati del 'Censimento della popolazione e dinamica demografica 2020'. Il diverso impatto che l'epidemia ha avuto sulla mortalità nei territori - maggiore al Nord rispetto al Mezzogiorno - e la contrazione dei trasferimenti di residenza spiegano la geografia delle variazioni dovute alla dinamica demografica. 

Nel 2020: 59.236.213 residenti

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"Al 31 dicembre 2020, data di riferimento della terza edizione del Censimento permanente, la popolazione in Italia conta 59.236.213 residenti, in calo dello 0,7% rispetto al 2019 (-405.275 individui). Questo calo è attribuibile prevalentemente alla dinamica demografica tra il primo gennaio e il 31 dicembre 2020: infatti, il saldo dovuto al movimento demografico totale (saldo naturale più migratorio), desumibile dalle fonti anagrafiche, ha fatto registrare 362.507 unità in meno”, afferma l'Istat. "La distribuzione territoriale della popolazione è pressoché immutata rispetto al censimento del 2019: il 46,3% risiede nell’Italia Settentrionale, il 19,8% in quella Centrale, il restante 33,8% nel Sud e nelle Isole. Più del 50% dei residenti è concentrato in 5 regioni, una per ogni ripartizione geografica (Lombardia, Veneto, Lazio, Campania e Sicilia)". 

Calo maggiore in Molise, Calabria, Campania e Sardegna

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In base ai dati la popolazione diminuisce in tutte le regioni, soprattutto al Sud e nelle Isole. "L’ammontare di popolazione al 31 dicembre 2020 è inferiore a quello del 2019 in tutte le ripartizioni, in particolare nel Mezzogiorno (-1,2% nell’Italia Meridionale e -1% nelle Isole) - osserva - quasi ovunque, a eccezione delle province autonome di Bolzano e di Trento, a determinare la diminuzione è soprattutto la dinamica demografica recessiva del 2020". "Tutte le regioni registrano una contrazione di popolazione residente ad eccezione della Toscana, che ha una variazione pressoché nulla rispetto al 2019 per effetto del recupero censuario che ha annullato il contributo negativo della dinamica demografica. I cali maggiori si osservano in Molise (-2,1%), Calabria (-1,8%), Campania (-1,5%) e Sardegna (-1,3%)", conclude l'Istat.

Gli stranieri

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"Il 47,6% degli stranieri censiti nel 2020 proviene dall’Europa, il 22,2% dall’Africa e una quota di poco superiore dall’Asia mentre gli stranieri del Nuovo continente rappresentano il 7,5%. L’Unione europea è l’area geografica di provenienza più numerosa (27,2%), seguita dall’Europa centro orientale (19,6%), dall’Africa settentrionale (13,3%) e dall’Asia centro meridionale (11,4%)". Emerge dai dati Istat del 'Censimento della popolazione e dinamica demografica 2020'. 

"In virtù della nuova metodologia che ha fatto emergere quote di stranieri presenti da tempo sul territorio italiano, tutti i continenti registrano valori più elevati rispetto al 2019, ad eccezione dell'Europa che conta 40 mila unità in meno - aggiunge - Gli stranieri più giovani (31,5 anni) e a forte prevalenza maschile (solo il 38,3% di donne) sono quelli che provengono dall’Africa; a seguire l’Asia con 33,1 anni in media e il 44,3% di donne. I cittadini provenienti dall’Europa e dall’America sono invece i più anziani e con una maggiore prevalenza di donne". "Gli stranieri conteggiati nel 2020 provengono da 198 paesi del mondo e sono fortemente concentrati in poche collettività: le prime dieci totalizzano il 63,2% della presenza straniera totale", emerge dai dati secondo cui la Romania è la prima collettività in termini quantitativi seguita da "Albania, Marocco, Cina, Ucraina, India, Filippine, Bangladesh, Egitto e Pakistan".-

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