Ddl Concorrenza, Ue: sulle concessioni balneari l’Italia rispetti il diritto europeo

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La Commissione europea, tramite una sua portavoce, è intervenuta sulla questione. Nel Ddl Concorrenza approvato dal CdM, infatti, non c'è la revisione delle concessioni per le spiagge ma solo una mappatura di quelle esistenti. Per Bruxelles, “è importante il contenuto non la forma che prenderà questa riforma. Ma le autorità italiane devono mettere rapidamente in conformità la loro legislazione con quella europea e con la giurisprudenza della Corte di Giustizia"

La Commissione europea, tramite una sua portavoce, è intervenuta sulla questione delle concessioni balneari in Italia. Nel Ddl Concorrenza approvato ieri dal CdM, infatti, non c'è la revisione delle concessioni per le spiagge ma solo una mappatura di quelle esistenti. "Siamo al corrente degli ultimi sviluppi in Italia" sulle concessioni balneari, spiega la portavoce europea. “È una prerogativa italiana decidere come procedere sulla riforma. Per la Commissione è importante il contenuto non la forma che prenderà questa riforma". È comunque "importante - ha aggiunto - che le autorità italiane mettano rapidamente in conformità la loro legislazione, e le loro pratiche relative alle attribuzioni delle concessioni balneari, con il diritto europeo e la giurisprudenza della Corte di Giustizia".

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Secondo quanto deciso dal Ddl Concorrenza, ci sarà una "mappatura" di tutte le concessioni esistenti, che consenta di fare un'operazione trasparenza in vista di una futura riforma. La mappa serve per avere un quadro chiaro di chi le detiene, da quanto tempo e a quale costo.

Il mirino di Bruxelles su Roma

È dal 2009 che il sistema delle concessioni balneari italiano è nel mirino di Bruxelles. Nel 2016, al termine di una prima procedura d'infrazione, sul caso si era pronunciata la Corte di Giustizia Ue con una sentenza di condanna nei confronti dell'Italia per il mancato rispetto delle norme europee sul mercato unico e la concorrenza. Il 3 dicembre 2020, la Commissione europea era tornata alla carica con l'avvio di una nuova procedura d'infrazione - che questa volta potrebbe concludersi con l'imposizione di una sanzione pecuniaria - sottolineando che l'Italia non solo non aveva ancora attuato la sentenza della Corte del 2016, ma che "da allora ha prorogato ulteriormente le autorizzazioni vigenti fino alla fine del 2033 e ha vietato alle autorità locali di avviare o proseguire procedimenti pubblici di selezione per l'assegnazione di concessioni, che altrimenti sarebbero scadute”. Il 16 febbraio scorso sul caso è intervenuto poi anche il commissario Ue per il mercato unico Thierry Breton ricordando "le norme italiane vigenti" sulle concessioni balneari "non solo violano il diritto dell'Ue, ma compromettono anche la certezza del diritto per i servizi turistici balneari. La Commissione, in quanto custode dei trattati, continuerà ad adottare le misure necessarie per garantire il pieno rispetto del diritto dell'Ue in questo settore".

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