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Stop agli stimoli, tassi inalterati: quella della Fed era una scelta obbligata?

Economia

Durante la riunione della Federal Reserve, il presidente Jerome Powell ha annunciato che la banca centrale statunitense, "alla luce dei sostanziali ulteriori progressi compiuti dall'economia", procederà alla riduzione degli acquisti di titoli lasciando i tassi di interesse invariati, tra 0 e 0,25%. Come valutare questa decisione? IL VIDEO

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"L'inflazione è alta, ma l'occupazione ancora non è tornata ai livelli pre-pandemia: poche persone si offrono per andare a lavorare. Bisogna che si normalizzi anche il mercato del lavoro, prima di arrivare eventualmente al tema tassi. Ci vuole tempo, non è qualcosa che avviene per forza meccanicamente subito dopo la rimozione degli acquisti di bond". Così Antonio Cesarano, Chief Global Strategist per Intermonte Sim, a Sky TG24 Business, in merito alla decisione della Federal Reserve (Fed) di interrompere l'acquisto di titoli (il cosiddetto "tapering"), che finora era stato motivato dell'emergenza pandemica, senza però toccare  i tassi di interesse, che resteranno tra 0% e 0,25%. Dai 120 miliardi di dollari attuali mensili, l'istituto passerà a 105 miliardi a novembre, 90 a dicembre, procedendo di mese in mese a un taglio di 15 miliardi, fino a concludere il processo a giugno 2022. In ogni caso, la banca centrale si è detta "pronta ad adeguare il ritmo degli acquisti se giustificato dai cambiamenti nelle prospettive economiche".

Di norma, una banca centrale procede al tapering quando ritiene che una situazione di crisi sia superata e preferisce dedicarsi al contenimento dell'inflazione. L'aumento dei prezzi, però, non sembra preoccupare troppo la Fed. Per il presidente, Jerome Powell, "i vincoli all'offerta sono stati maggiori e più lunghi del previsto. Tuttavia, resta il fatto che i driver dell'aumento dell'inflazione sono stati prevalentemente collegati alle dislocazioni causate dalla pandemia, nello specifico gli effetti della chiusura sulla domanda e sull’offerta, la riapertura irregolare e gli effetti in corso del virus stesso". L'inflazione, dunque, sarebbe transitoria, il che giustificherebbe la scelta di non alzare i tassi di interesse. Il principio è chiaro: quando gli effetti della pandemia svaniranno, la situazione si normalizzerà e i prezzi inizieranno a scendere. 

 

Secondo Cesarano, "Powell ha fornito la descrizione della definizione di "temporaneo" e ha ammesso che l'inflazione alta sta persistendo un po' di più rispetto a quello che la stessa Fed aveva messo in conto. Ha indicato le ragioni di ciò e un percorso che, a suo avviso, potrebbe interessare l'inflazione stessa affinché rientri tra il secondo e il terzo trimestre del prossimo anno: è lì che dovrebbe iniziare a ritirarsi. Questo ha portato Powell a essere paziente rispetto ai tassi".

Nella puntata di Sky TG24 Business del 4 novembre, spazio anche allo stato dell'arte del private equity in Italia, con Claudio Scardovi, amministratore delegato di Hope, e dell'e-commerce, con Roberto Giacchi, amministratore delegato di Italiaonline.