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Manovra, resta il nodo pensioni. Le ipotesi Quota 102 e Quota 104

Economia

Silvia Monsagrati

Il Governo è ancora alla ricerca dello strumento da inserire nella manovra per sostituire Quota 100 che scade a fine anno. Tante le idee circolate finora, a partire dalla cosiddetta Quota 102. Sentiamo allora le diverse ipotesi alle quali si sta lavorando

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Il Governo prende tempo sul nodo pensioni, il consiglio dei ministri non ha sciolto l’enigma su cosa sostituirà quota 100. A fine anno scade il sistema sperimentale che ha permesso per tre anni di lasciare il lavoro con 62 anni di età e 38 di contributi versati. In assenza di interventi dal primo gennaio dell’anno prossimo si tornerà alla legge Fornero (che fissa l’età per la pensione di vecchiaia a 67 anni) e per alcuni lavoratori (ad esempio i sessantaduenni che non fanno in tempo a intercettare quota 100 perché non hanno abbastanza anni di contributi) significherà dover aspettare fino a 5 anni in più per poter vedere la pensione. Si tratta del famigerato scalone. 

Pensioni, le ipotesi Quota 102 e Quota 104

Un’ipotesi – quella del ritorno immediato alla Fornero - che il Governo esclude. Sulle pensioni ci sarà gradualità, ma al momento non è ancora stato trovato un accordo sulla formula destinata a sostituire quota 100. Tra i possibili sostituti c’è l’ipotesi quota 102 per l’anno prossimo (in pensione a 64 anni con 38 di contributi) e 104 per il 2023 (con possibilità di uscire dal lavoro a 65 o 66 anni), che però non piace alla Lega. 

Inps: in pensione a 63-64 anni con assegno ridotto

Si è parlato molto anche della proposta avanzata dal presidente dell’Inps Tridico, che ipotizza la possibilità di andare in pensione a 63-64 anni con un assegno ridotto per poi prendere l’assegno pieno a partire dai 67 anni di età. 

I sindacati da tempo hanno una loro proposta: uscita a 62 anni o con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età, che però l’Inps giudica troppo costosa

Opzione donna, proroga incerta

In piedi restano le ipotesi di estendere forme di pensione anticipata già esistenti, ad esempio quelle per chi svolge lavori usuranti. Non ci sono invece conferme sulla proroga nella prossima manovra di opzione donna, che consente alle lavoratrici di andare in pensione a 58 anni con 35 anni di contributi (pur se con una penalizzazione sull’assegno che può superare il 30%).