Manovra, 22 miliardi per spingere la ripresa

Economia

Simone Spina

Un anticipo del taglio delle tasse, nuovi sussidi per i lavoratori in difficoltà, incentivi agli investimenti privati e fondi alla Sanità. Queste alcune delle misure che potrebbero entrare nella legge di Bilancio per il 2022. Molte le incognite, a partire dalle pensioni con la fine di Quota 100

Ricco e variegato. Così si preannuncia il menu della prossima manovra economica ancora da definire. Sul tavolo molti temi: dal taglio delle tasse ai nuovi sussidi per chi perde il lavoro, passando per gli incentivi alle imprese, i nuovi fondi per la Sanità e le pensioni. Una lista sulla quale il confronto politico  - prevede il ministro del Tesoro Daniele Franco - sarà “vivace”.

Il punto di partenza sono i 22 miliardi a disposizione grazie all’andamento migliore del previsto dei conti pubblici e gli eventuali 4,3 miliardi recuperati dalla lotta all’evasione. Risorse da spendere, perché per Palazzo Chigi non è il momento di stringere la cinghia, in modo da sostenere la corsa della ripresa.

Come sarà dunque utilizzata questa torta? La parte del leone potrebbe farla il Fisco, che dovrebbe assorbire più di un terzo (7-9 miliardi) dei denari. Tra le misure in pole position, un anticipo della ventilata sforbiciata delle tasse, con benefici per chi ha redditi medi (riducendo l’Irpef), per le aziende (tagliando l’Irap) e con un intervento sul costo del lavoro.

In quest’ultimo ambito rientra anche la riforma degli ammortizzatori sociali, per dare sostegno ai disoccupati nell’ottica di aiutarli a trovare un nuovo posto, con un dote di 5-6 miliardi.

Per stimolare, invece, le imprese a investire, la proroga degli incentivi prenderebbe un paio di miliardi; cifra simile per rafforzare la Sanità, viste anche le incognite della pandemia (serviranno vaccini e farmaci).

Tra gli altri fondi, quelli per estendere il superbonus ristrutturazioni, per mettere a regime l’assegno unico per i figli e per potenziare gli asili nido.

Le incognite sono ancora tante. Fra tutte quella delle pensioni, con la fine di Quota 100 a fine anno e la soluzione (e i soldi) da trovare per evitare che da gennaio siano necessari 67 anni per lasciare il lavoro.

 

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