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Blocco licenziamenti, proroga nel Sostegni bis: tutti contro Orlando

Economia

Vittorio Eboli

Come un arbitro che scontenta entrambe le squadre: il ministro del lavoro, Andrea Orlando, finisce al centro degli attacchi incrociati di industriali e sindacati sulla questione dello sblocco dei licenziamenti. Avrebbe inserito la proroga senza concordarla con le parti sociali

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Sullo stop ai licenziamenti è un tutti contro tutti, sia tra le parti sociali che tra i partiti di maggioranza, dopo che nell'ultimo CdM è saltata fuori, a sospresa, una norma che prorogherebbe la misura fino a fine agosto. Il ministro del Welfare Andrea Orlando viene attaccato sia dagli industriali che dai sindacati. Ma andiamo con ordine.

 

L'ipotesi: divieto portato dal 30 giugno a fine agosto

L’antefatto. Lo stop, stabilito d’urgenza dal governo Conte nel febbraio 2020 contro la crisi da pandemia, scade per un gran numero di imprese il 30 giugno (solo per terziario e imprese più piccole vale fino a fine ottobre). E nelle ultime settimane si discute su una possibile proroga: favorevoli i sindacati, contrarie le imprese. Il fatto. Nel decreto Sostegni bis, che arriva in Consiglio dei ministri il 20 maggio, spunta una norma che proroga il blocco dei licenziamenti, nella grande industria, fino a fine agosto, per le imprese che chiedono la cassa Covid entro il 30 giugno. A sorpresa, perché nelle bozze che circolano nei giorni precedenti della materia non c’era traccia. Il ministro del Welfare Orlando avrebbe portato la norma in Cdm senza prima discuterne negli incontri di quei giorni con le parti sociali.

La misura prevederebbe due aspetti. Primo, se una impresa chiede la cig Covid-19 entro fine giugno si vede prorogare il blocco dei licenziamenti fino al 28 agosto. Secondo, dal primo luglio se una impresa utilizza la cassa ordinaria non paga le addizionali ma al tempo stesso non può licenziare mentre utilizza la cig.

 

Confindustria, "un inganno". Sindacati, "troppo poco"

Conseguenze. Confindustria attacca, nel metodo e nel merito. Domenica Il Sole 24 ore, quotidiano di viale dell’Astronomia, apre con un titolo davvero esplicito: “L’inganno di Orlando”. L’associazione guidata da Bonomi parla di una norma mai discussa in riunioni ufficiali, di cui nessuno sapeva nulla fino all’annuncio. E ne chiede la cancellazione.  Il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, attacca: "Siamo rimasti sorpresi dalla proroga del blocco dei licenziamenti inserita nel nuovo decreto Sostegni bis in netta contraddizione con quanto dichiarato dallo stesso ministro Orlando pochi giorni fa, anche in occasione della sua visita, lo scorso lunedì, in

Assolombarda, quando avevamo condiviso il termine del 30 giugno per consentire alle aziende di ripartire ora che la situazione sanitaria è in grande miglioramento, grazie anche alla campagna vaccinale". 

Dall’altro lato, i sindacati giudicano il nuovo termine insufficiente, e battono per un rinvio più corposo, fino al 31 ottobre. I segretari generali Alessandro Pagano (Cgil Lombardia), Pier Massimo Pozzi (Cgil Piemonte), Christian Ferrari (Cgil Veneto) e Luigi Giove (Cgil Emilia Romagna) replicano ai presidenti di Confindustria delle regioni del Nord, definendo in una nota "inaccettabile la loro posizione" e affermando che "l'unica cosa di cui non c'è bisogno in questo momento nel nostro Paese è lo sblocco dei licenziamenti".

Si spacca anche la maggioranza, quasi sulle stesse posizioni, col centrodestra che attacca Orlando e i dem che lo difendono. Il ministero del Lavoro smentisce la ricostruzione: “La norma è stata discussa e approvata all’unanimità dal Consiglio”. Nell’attesa della pubblicazione del testo ufficiale dl decreto, al premier Draghi la difficile mediazione.