Nuovo dpcm, atteso Cdm per varare il dl Ristori-bis: ecco le possibili misure

Economia
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L’esecutivo al lavoro per varare un nuovo decreto legge con gli aiuti economici per le fasce più colpite dalle nuove chiusure. Il testo dovrebbe arrivare sul tavolo del Cdm entro la giornata di venerdì 6 novembre. "Le risorse saranno adeguate, attorno a 1,5-2 miliardi”, dice Conte. Secondo indiscrezioni, tra le categorie che potrebbero essere incluse nella lista dei beneficiari ci sono musei, bus turistici, rosticcerie

Dopo aver presentato il nuovo dpcm, l’esecutivo si prepara a varare un nuovo decreto legge per gli aiuti economici destinati alle fasce più colpite dalle nuove chiusure (COSA È POSSIBILE FARE NELLE DIVERSE ZONE). Come spiegato dal premier Conte in conferenza stampa, il testo, ribattezzato “ristori bis”, dovrebbe arrivare sul tavolo del Cdm a breve. Si pensava entro la giornata di giovedì 5 novembre. Ma probabilmente il Consiglio dei ministri si dovrebbe tenere venerdì: i tempi tecnici per "costruire" il provvedimento non permetteranno il via libera del Cdm al decreto prima di domani. "Le risorse saranno adeguate, attorno a 1,5-2 miliardi. Gli stanziamenti ci sono ma se serve saremo pronti a chiedere alle Camere un nuovo scostamento di bilancio", assicura il presidente del Consiglio. Ci sarà da affrontare il tema di tutte quelle categorie che, stando al lockdown, possono restare aperte ma, presumibilmente, avranno cali significativi di fatturato (COVID: LO SPECIALE - GLI AGGIORNAMENTI LIVE).

Le ipotesi sulle misure

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L’obiettivo è mettere a punto il decreto Ristori bis entro venerdì, quando scatteranno le nuove limitazioni nelle Regioni che saranno in “zona arancione” e la serrata quasi totale per le nuove “zone rosse”. Si lavora ad ampliare il più possibile la platea con questa dote. In pole tra i codici Ateco che potrebbero essere ammessi alla nuova tranche di contributi a fondo perduto ci sono i musei, chiusi in tutta Italia, ma anche i bus turistici ma anche rosticcerie e pizzerie al taglio, cioè la ristorazione senza somministrazione, al momento esclusa ma che sarà penalizzata dal coprifuoco nazionale delle 22. 

La lista ancora non è definitiva

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La lista non è ancora stata chiusa, così come ancora in via di definizione il nuovo meccanismo per attribuire le percentuali di ristoro (che potrebbero essere del 200% per tutti quelli costretti alla serrata totale). L'esigenza è quella di fare presto, per dare nuovi aiuti alle attività costrette a chiudere in parallelo con il via alle nuove misure per contenere il virus. Per accelerare l'iter in Parlamento, il provvedimento dovrebbe confluire nel Ristori 1, già all'esame del Senato, in modo da stabilizzare le norme il prima possibile e dare modo all'Agenzia delle Entrate di chiudere l'intero procedimento entro metà dicembre, come promesso dal premier Giuseppe Conte e dal ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri. 

I possibili problemi di coperture

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Qualche sbavatura, almeno formale, è stata evidenziata dai tecnici del servizio studi di Palazzo Madama, tra coperture indicate con poca "trasparenza", elementi di calcolo non troppo dettagliati e indicazioni, come quella dell'indebitamento al 10,7%, che dovrebbero essere scritte nei documenti di programmazione come la Nadef e non in fase 'legislativa'. Proprio quello 0,1 di deficit ancora disponibile per arrivare al 10,8 autorizzato che la Ragioneria ha indicato nella relazione tecnica del ristori 1 però finanzierà il Ristori bis. E servirà a dare sollievo a bar e ristoranti costretti nelle zone rosse al solo asporto, ai negozi che dovranno abbassare la serranda anche nelle zone arancioni (e che in tutto l'anno hanno perso, nel settore moda, circa 29 miliardi secondo i calcoli aggiornati di Confindustria). Per le categorie toccate indirettamente dalla stretta, invece, il ristoro dovrebbe arrivare con il fondo anti-Covid della manovra (4 miliardi destinati a salire). E lo stesso vale per l'ipotesi di aiuti aggiuntivi per i genitori con i figli in Dad: per chi si ritrova a casa con la didattica a distanza scolari e studenti già sono previsti congedi al 50% quando non sia possibile lo smart working, ma potrebbe essere rifinanziato anche il bonus babysitter, che darebbe una mano anche agli autonomi.

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