Mediobanca, Del Vecchio vuole salire fino al 20%

Economia

Leonardo Del Vecchio ha rotto gli indugi e ha chiesto alla Bce, attraverso Bankitalia, di salire dal 10% al 20% del capitale di Mediobanca. Il patron di Luxottica punta a pesare di più nel futuro di Generali, controllata da Mediobanca

Riprendono le grandi manovre, in salsa tricolore, per il controllo Mediobanca, la più importante banca d’affari italiana, centro nevralgico della finanza nostrana. L’ultima mossa è di Leonardo Del Vecchio, 85 patron di EssilorLuxottica, che ha rotto gli indugi e ha chiesto alla Bce, attraverso Bankitalia, di salire dal 10% al 20% del capitale di Mediobaca (come anticipato da Repubblica). Un raddoppio della quota che ha pochi precedenti, anzi nessuno, nella lunga storia di Pizzetta Cuccia, iniziata nel 1946.

 

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L'obiettivo del patron di Luxottica, come già emerso dall'ingresso lo scorso autunno, è il futuro di Generali, il gigante assicurativo del quale Mediobanca detiene il 13%, e in cui lo steso Del Vecchio è il secondo socio privato alla spalle di Caltagirone.

L’asse Mediobanca-Generali è la trave portante della finanza italiana, il “salotto buono” attorno cui girano i destini di banche, assicurazioni, industria. Da tempo Del Vecchio, aiutato da Vittorio Grilli, aveva avviato le interlocuzioni con Bankitalia. L'istruttoria è durata quasi sei mesi, e la pratica è stata girata ora alla Bce, che ha 90 giorni per esprimersi sulla Richiesta. La holding di Del Vecchio, Delfin, che detiene anche la quota di riferimento nel gigante delle lenti e degli occhiali EssilorLuxottica, ha partecipazioni per un valore di 22 miliardi. Mediobanca capitalizza in Borsa poco più di 5 miliardi: non mancano quindi la solidità e le risorse all'imprenditore per rilevare un altro 10% del capitale della banca guidata da Alberto Nagel.

 

L'asse Mediobanca-Generali e l'italianità

L'idea di Leonardo del Vecchio, secondo gli analisti finanziari, è di difendere la galassia Mediobanca-Generali da possibili attacchi esteri, specie dopo l’uscita, in autunno, di Unicredit, storico azionista di Piazzetta Cuccia, creando così un grande gruppo finanziario per mettere in sicurezza e soprattutto far crescere il Leone di Trieste, magari con una aggregazione come quella sul modello seguito da Luxottica con la francese Essilor. Ed eliminando i conflitti di interesse che l'imprenditore rileva nei buoni rapporti di Mediobanca con UnipolSai. Gli equilibri potrebbero quindi cambiare presto: un nuovo socio al 20%, con un'influenza notevole in un istituto che finora non ha mai avuto azionisti con partecipazioni superiori al 10%.

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