Coronavirus, Confindustria: "Enorme perdita di Pil, nel 2020 -6%"

Economia

"Il Covid-19 affossa il Pil": ipotizzando un "superamento della fase acuta dell'emergenza a fine maggio", Confindustria conferma la stima di un -6% per il 2020. Ma "solo i prossimi mesi diranno" se in queste ipotesi c'è "realismo o eccessivo ottimismo". 

Sarà "enorme la perdita di Pil nella prima metà del 2020": questa la stima del Centro Studi di Confindustria a causa del lockdown, lo stop a molte attività produttive dovute al contagio da Covid-19 (GLI AGGIORNAMENTI - LO SPECIALE). Una "caduta cumulata dei primi due trimestri del 10% circa". "Il Covid-19 affossa il Pil" poi una "risalita lenta": ipotizzando un "superamento della fase acuta dell'emergenza a fine maggio" conferma la stima di un -6% per il 2020. Ma "solo i prossimi mesi diranno" se in queste ipotesi c'è "realismo o eccessivo ottimismo". Per il 2021 è atteso un "parziale recupero": un rimbalzo del +3,5%.

"Dopo il calo del 2020, recupero nel 2021"

"Le prospettive economiche, in questa fase di emergenza sanitaria, sono gravemente compromesse". E "non è chiaro con quali tempi esse potranno essere ristabilite neppure dal lato dell'offerta", dice il Centro studi di Confindustria, spiegando che le previsioni rese note oggi si basano sull'ipotesi, che sarà poi di una graduale ripresa delle imprese attive: dal 40% di inizio aprile, al 70% di inizio maggio, al 90% a inizio giugno ed al 100% a fine mese. "L'azione di politica economica, immediata ed efficace, deve essere diretta in questa prima fase a preservare il tessuto produttivo del Paese". "Non appena possibile, occorrerà poi mobilitare risorse rilevanti per un piano di ripresa economica e sociale. In entrambe le fasi, un'azione comune o almeno coordinata a livello europeo sarebbe ottimale. In assenza di questa possibilità, la risposta della politica economica nazionale dovrà essere comunque tempestiva ed efficace", sottolinea il rapporto.

“Interventi Governo ok ma ancora insufficienti”

"Bisogna agire immediatamente. Servono interventi di politica economica, immediati e di carattere straordinario, su scala sia nazionale che europea", continua lo studio di Viale dell’Astronomia. "In Italia, gli interventi auspicabili sono molti e vanno in diverse direzioni. Alcune delle quali già recepite nel recente decreto legge Cura Italia" che comunque "è dichiaratamente solo un primo passo": gli economisti di via dell'Astronomia rilevando che "al netto di alcune sgrammaticature, gli intenti sono condivisibili ma la dimensione degli interventi è largamente insufficiente, anche tenendo conto delle risorse messe in campo da altri Paesi, europei e non".

“L’UE lascia troppa responsabilità ai singoli Paesi”

Il rapporto del CSC evidenzia anche "quattro fattori geoeconomici cruciali": i cambiamenti climatici, le regole europee, i legami finanziari USA-Europa e la governance multilaterale degli scambi. E, in particolate sulle regole Ue sottolinea: "Già la crisi dei debiti sovrani del 2011 aveva mostrato le criticità dell'architettura della casa comune europea. I limiti dell'assetto della governance europea sono nuovamente evidenziati dall'attuale crisi sanitaria. Il piano proposto finora dalla Commissione UE è poca cosa e come al solito lascia ai singoli paesi la responsabilità di gestire la crisi. La sospensione del Patto di stabilità è emergenziale, indispensabile ma insufficiente. Le istituzioni europee sono all'ultima chiamata per dimostrare di essere all'altezza della situazione".

“Servono bond comuni europei”

In Europa, rileva il CSC, "dopo i consueti balbettamenti assai gravi in questa situazione, in queste settimane sono state già prese decisioni importanti. Queste azioni, però, vanno accompagnate con un cruciale passo in più: l'introduzione di titoli di debito europei (COSA SONO, COME FUNZIONANO), fin troppo rimandata. L'Europa è chiamata a compiere azioni straordinarie per preservare i cittadini europei da una crisi le cui conseguenze rischiano di essere estremamente pesanti e di incidere in modo duraturo sul nostro modello economico e sociale".

Piano comune con Germania e Francia da 3.000 miliardi

Confindustria insieme con le Confindustrie tedesca e francese ha da tempo proposto un piano europeo straordinario di entità pari a 3.000 miliardi di euro di investimenti pubblici. "Considerando una prima tranche di entità pari a 500 miliardi su un periodo di 3 anni, fatto inizialmente anche di misure per la liquidità e, poi, soprattutto di investimenti in sanità, infrastrutture e digitalizzazione - si legge nel rapporto di Csc - questo sarebbe in grado di alzare la crescita in Italia e nell'Eurozona di rispettivamente 2,5 e 1,9 punti percentuali nell'orizzonte di stima".

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