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Nel Def la promessa della flat tax per il ceto medio

I titoli di Sky TG24 delle 18 del 10 aprile

3' di lettura

La misura voluta dalla Lega entra del Documento approvato in Cdm ma senza i dettagli sulla sua applicazione. Tria avverte: “Se si fa, si dovrà aumentare l’Iva”. Ma i vicepremier non ci stanno e assicurano: “Non succederà”

"L'Iva non aumenterà e la flat tax si farà". Sono queste le rassicurazioni della Lega, dopo che ieri il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento di economia e finanza (Def) in cui non ci sono riferimenti numerici né indicazioni precise sulla misura voluta dal Carroccio. Solo una promessa: la flat tax si realizzerà già con la prossima manovra e sarà destinata al ceto medio. Ma Tria avverte: “La riduzione dell’imposta imporrà l’aumento dell’Iva” e fa infuriare i vicepremier, con Matteo Salvini che ribadisce: “Non succederà” (COSA È IL DEF).

Le contrattazioni sulla flat tax

Ieri, dopo due ore di prevertice tra il premier, Giuseppe Conte, i due vicepremier Salvini e Di Maio e il ministro dell'Economia Giovanni Tria, il governo ha approvato in fretta, in una riunione di appena mezz'ora, il Def. Ma all’inizio non sono mancate le discussioni. La Lega, infatti, si è presentata ribadendo la volontà di scrivere chiaramente che in cantiere c’è la flat tax al 15% "fino alla soglia dei 50mila euro", come chiede Matteo Salvini. Ma il Movimento, con Luigi Di Maio che ripete di essere pronto a farsene "garante", ha fatto muro, con la richiesta che il sostegno arrivi "al ceto medio", mantenendo la progressività del prelievo fiscale senza fare “regali” ai ricchi. Alla fine, si è raggiunta una sorta di mediazione, promettendo nel testo che si farà subito, già con la prossima legge di Bilancio, un intervento per "alleviare il carico dei ceti medi", ma facendo scomparire i riferimenti numerici a un sistema di doppia aliquota. "Vince il buon senso", ha commentato alla fine il vicepremier Di Maio.

Il nodo delle coperture

Ma la battaglia è tutt’altro che finita. Visti anche i numeri certificati dal Def (crescita per quest'anno di +0,2% e in rialzo al 132,6%) resta la necessità di trovare le coperture per la riforma fiscale (la proposta leghista costerebbe tra i 12 e i 14 miliardi). Secondo il ministero dell'Economia serve una nuova dose massiccia di tagli alle spese e, in più, è “inevitabile l’aumento dell’Iva”. Per il prossimo anno, infatti, c'è da fare i conti con i 23 miliardi di clausole di salvaguardia che, a legislazione vigente, si tradurranno in altrettanti aumenti di Iva se il governo non troverà i fondi per evitarlo (in totale, insieme alle coperture per la flat tax, si tratta di 30-40 miliardi). I vicepremier smentiscono Tria e assicurano che “l’imposta non aumenterà”. Ma non è chiaro come: nel Programma nazionale di riforma si dice solamente che andranno definite "misure alternative".

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