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Def, il significato del Documento di economia e finanza

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3' di lettura

È il principale strumento di programmazione economica del governo e riporta gli obiettivi di politica economica del Paese e le riforme che l’esecutivo intende attuare. Deve essere inviato al Parlamento entro il 10 aprile di ogni anno. È suddiviso in tre parti

Il Documento di economia e finanza (Def) è il principale strumento di programmazione economica del governo e riporta gli obiettivi triennali di politica economica del Paese, le stime sull’andamento delle finanze pubbliche e dell’economia nazionale e le riforme che l’esecutivo intende attuare. Di fatto, anticipa le norme che verranno approvate nei mesi successivi. Introdotto dalla legge 362 del 1988 – all’epoca si chiamava Documento di programmazione economico-finanziaria (Dpef) - , è stato poi adeguato agli impegni e ai tempi dettati dall’Unione europea. Anche se non ha efficacia vincolante, serve a indicare ai partner commerciali dell’Italia, ai suoi creditori sul mercato e all’Unione Europea quali sono le prospettive a breve e medio termine.

Cosa contiene

Il Def, che viene proposto dal governo e deve essere approvato dal Parlamento, dal 2011 è suddiviso in tre parti: il Programma di stabilità, la sezione di Analisi e tendenze della finanza pubblica e il Programma nazionale di riforma. La sezione del Programma di stabilità, curata dal dipartimento del Tesoro, deve essere sottoposta alle autorità dell’Unione europea in base a quanto stabilito dal Patto di stabilità e crescita, e deve indicare “gli obiettivi di politica economica e il quadro delle previsioni economiche” per il triennio successivo, evidenziando anche gli scostamenti dal precedente Programma. La sezione di Analisi e tendenze della finanza pubblica, a cura della Ragioneria generale dello Stato, riporta l’analisi e le previsioni per le finanze pubbliche. Il Programma nazionale di riforma, concordato dal dipartimento del Tesoro con quello delle Politiche comunitarie, deve invece indicare le riforme che il Paese intende attuare.

Le scadenze e la Nota di aggiornamento

Nel 2011 il Def è stato anticipato alla prima metà dell’anno – la scadenza per la presentazione al Parlamento è al 10 aprile – per coordinarsi meglio con le procedure di bilancio degli altri Stati membri dell’Unione Europea. La prima e la terza sezione del Def, rispettivamente il Programma di stabilità e il Programma nazionale di riforma, devono essere inviati alla Commissione europea entro il 30 aprile, mentre la parte di Analisi e tendenze della finanza pubblica è unicamente prevista dalla normativa italiana. La legge prevede anche che ogni anno entro il 27 settembre il governo presenti la Nota di aggiornamento al Def, che contenga gli aggiornamenti alle previsioni inserite nel Def. Nella Nota di aggiornamento il governo può anche aggiornare gli obiettivi del Programma di stabilità e del Programma nazionale di riforme.

Il Def 2019

Il Def del 2019 è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 9 aprile. Nel quadro tendenziale previsto dal documento, il Pil italiano nel 2019 cresce dello 0,2%, dall'1% del più recente documento ufficiale. Peggiora anche il debito pubblico, in rialzo al 132,7% del Pil, in aumento dal 132,2% del 2018. Sale anche il rapporto deficit-Pil (COS'E') dal 2% al 2,4%. E poi, a spingere il debito, per effetto anche dei rendimenti sul debito ancora elevati, un deficit strutturale in rialzo. Nel Def c'è anche la flat tax "per ceti medi", coperta con tagli alle agevolazioni fiscali. Ma non entra nel dettaglio delle cifre: salta infatti l'indicazione delle due aliquote Irpef al 15% e al 20% come obiettivo della riforma fiscale.

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