Caritas: in Italia 5 milioni di poveri, tra le cause il divorzio

Economia
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Il rapporto 2018 sottolinea che "gli indigenti sono aumentati del 182% dal 2008" e "attendono risposte". Tra i fattori scatenanti il venir meno dei legami familiari e un basso livello di istruzione. Crescono anche le fragilità croniche

In Italia c'è un "esercito di poveri" di più di 5 milioni di persone in attesa che "non sembrano trovare risposte”. Ed è un numero in forte crescita: dagli anni pre-crisi (cioè dal 2008) ad oggi, è aumentato del 182%, un dato che “dà il senso dello stravolgimento causato dalla crisi". A sottolinearlo è la Caritas nel rapporto 2018 su povertà e politiche di contrasto. L'organizzazione individua tra le cause determinanti di questa condizione separazioni, divorzi e lo scarso livello di istruzione. Il numero dei poveri assoluti - ricorda l'organizzazione rilanciando i dati Istat - "continua ad aumentare" e le storie di povertà intercettate nei Centri di ascolto "risultano più complesse, croniche e multidimensionali", si legge nel rapporto, e le loro storie “si connotano per un'allarmante cronicizzazione e multidimensionalità dei bisogni".

Italiano il 42% di chi si rivolge a Caritas

Nel 2017, spiega l’organizzazione, sono 197.332 le persone che si sono rivolte ad un centro Caritas. Il 42,2% di queste è di nazionalità italiana. Il 42,6% delle persone incontrate da Caritas nel 2017 sono nuovi utenti ma è "in aumento la quota - si sottolinea nel dossier - di chi vive situazioni di fragilità da 5 anni e più (22,6%)".

Come incide la rottura dei legami familiari

Nel 2017 viene evidenziato anche l'incremento, nei soggetti che si sono rivolti alla Caritas sul territorio, delle persone senza dimora e delle storie connotate da un minor capitale relazionale (famiglie uni-personali). Caritas rileva come "la rottura dei legami familiari possa costituire un fattore scatenante nell'entrata in uno stato di povertà e di bisogno". Il Rapporto denuncia infatti un rilevante aumento delle storie di solitudine mentre, di contro, diminuiscono le situazioni di chi sperimenta una stabilità relazionale data da un'unione coniugale. Il 63,9% delle persone ascoltate, circa 89 mila, dichiara di avere figli. Tra queste, oltre 26 mila vivono con figli minori. "La situazione - si legge nel testo - risulta particolarmente preoccupante perché le deprivazioni materiali attivano spesso dei circoli viziosi che tramandano di generazione in generazione le situazioni di svantaggio".

Giovani tra i 18 e i 34 anni i più numerosi alla Caritas

L'indagine prende in considerazione come campione statistico le quasi 200 mila persone incontrate nei centri d'ascolto delle Caritas parrocchiali e diocesane. L'età media degli utenti è 44 anni. I giovani tra i 18 e i 34 anni rappresentano la classe più numerosa (25,1%); tra gli italiani prevalgono le persone delle classi 45-54 (29,3%) e 55-64 anni (24,7%); i pensionati costituiscono il 15,6%. Le persone incontrate risultano per lo più coniugate (45,9%) e celibi/nubili (29,3%)".

Forte correlazione tra livello di istruzione e povertà

Uno dei temi centrali del rapporto di Caritas è quello "della povertà educativa, un fenomeno principalmente ereditario nel nostro Paese, che a sua volta favorisce la trasmissione intergenerazionale della povertà economica”, sottolinea il presidente dell’organizzazione, don Francesco Soddu. I dati nazionali dei centri di ascolto, confermano infatti “una forte correlazione tra livelli di istruzione e povertà economica”. Oltre i due terzi delle persone che si rivolgono alla Caritas ha un titolo di studio pari o inferiore alla licenza media (il 68,3%); tra gli italiani questa condizione riguarda il 77,4% degli utenti. La situazione dei giovani della fascia 18-34 anni desta ancor più preoccupazione: il 60,9% dei ragazzi italiani incontrati (fuori dal circuito formativo e scolastico), possiede solo la licenza media; il 7,5% può contare appena sulla licenza elementare. In stretta correlazione al tema dell'istruzione è poi la condizione occupazionale. I disoccupati ascoltati nel 2017 rappresentano il 63,8%; tra gli stranieri la percentuale sale al 67,4%.

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