Def 2019, dalle pensioni alle stime: ecco perché è stato bocciato

Economia

La manovra delineata dal governo ha subìto un primo stop con la bocciatura dell'Ufficio parlamentare di bilancio. Ma prima di queste obiezioni erano già arrivate le perplessità da Bankitalia e Corte dei conti. Ecco i principali dubbi espressi

Stime "troppo ottimistiche", misure che possono avere un impatto più limitato di quanto indicato e traiettoria di rientro del debito troppo vaga. E poi l’effetto della riforma delle pensioni sui conti pubblici. Sono queste le principali obiezioni al quadro programmatico delineato dal governo con la Nota di aggiornamento al Def, mosse da Bankitalia e Corte dei conti durante le audizioni del ministro dell'Economia Giovanni Tria. La manovra (TUTTE LE MISURE PREVISTE DAL DEF) non supera il primo test in Parlamento e viene bocciata dall'Ufficio parlamentare di Bilancio. Mentre l'Istat si limita a ribadire che le prospettive a breve termine di crescita dell'economia non sono favorevoli. Ecco i principali dubbi e perplessità lanciati nel corso delle audizioni da Banca d'Italia, Corte dei Conti e Upb.

Lo spread e l’impatto su famiglie e banche

Quello sul differenziale di rendimento tra Btp e Bund (COS'È E COSA SIGNIFICA LO SPREAD) è il primo avvertimento che arriva da Bankitalia. Perché le oscillazioni dei tassi di interesse non hanno un costo solo per lo Stato, che spende di più per ripagare il debito, ma anche sulle famiglie, le imprese e le istituzioni che lo detengono, visto che "due terzi" sono in mano "a istituzioni e soggetti italiani". Senza contare l'effetto sulle banche che, oltre a correre qualche rischio ricapitalizzazione se si dovessero superare certi limiti, potrebbero anche vedersi "ridotta la capacità di fare credito".

La minaccia del debito

Il debito elevato resta "il grande moltiplicatore delle turbolenze", in grado di "innescare un circolo vizioso con ripercussioni sull'economia reale". Ed è uno degli elementi di vulnerabilità che mette l'Italia più facilmente sotto tiro sui mercati. Peraltro il percorso per ridurlo "non appare rassicurante", afferma la Corte dei Conti, e avanti di questo passo, aggiunge Bankitalia, arriverà sotto il 100% tra altri 18 anni.

Stime del governo troppo ottimistiche

calcoli del governo sulla crescita si basano su moltiplicatori troppo alti, secondo l'opinione diffusa. Anche perché i trasferimenti alle famiglie, la spesa sociale, ma anche "gli sgravi fiscali", hanno effetti "congiunturali modesti e graduali nel tempo". Persino lo stop all'Iva potrebbe non impattare sulla crescita, se le famiglie avessero già dato per certo il "non aumento".

Superamento Fornero e reddito di cittadinanza, il pericolo sui conti

Sulle pensioni il monito delle istituzioni bancarie e contabili resta quello di non tornare indietro. La riforma Fornero, affermano, garantisce non solo sostenibilità del sistema ma anche "equità intergenerazionale". Lo stesso vale per il reddito di cittadinanza, che peraltro va ben calibrato per evitare che sia un "disincentivo" al lavoro. L'Istat ricorda che sotto la soglia di povertà vivono oltre 5 milioni di persone, di cui 1,6 milioni di stranieri.

Centri per impiego da rivedere

Il sostegno al reddito non può prescindere, dicono entrambi gli istituti, da una revisione completa dei centri per l'impiego. E andrebbe fissato, insiste Banca d'Italia, tenendo conto che il beneficio nella media Ue è inferiore al 50% della soglia di povertà. Mentre qui si arriverebbe al 100%, i famosi 780 euro.

Servono coperture stabili, le sanatorie minano equità del fisco

A misure stabili corrispondano coperture strutturali. Per Bankitalia e Corte dei Conti vanno evitate, insomma, "coperture temporanee o clausole di incerta applicazione". O il ricorso ad "anticipi di entrate", come compare nella Nota quando si fa riferimento agli acconti fiscali, smentiti però da esponenti di governo. Da evitare anche "sanatorie o mitigazioni del prelievo su limitate tipologie di soggetti" perché minano la percezione stessa, dicono i magistrati contabili, dell'equità del sistema.

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