Riforma del copyright, c'è l'ok del Parlamento europeo. Cosa prevede

4' di lettura

A due mesi dal primo rinvio, arriva il via libera alla normativa sul diritto d'autore. Contrari gli eurodeputati di Lega e M5S. La nuova versione apre i negoziati con il Consiglio e la Commissione europea, per l'intesa su un testo definitivo

L’Europarlamento ha approvato la riforma del diritto d'autore. Contro la proposta hanno votato compatti gli eurodeputati di Lega e M5S. A favore si è invece espressa la maggioranza dei Popolari (Ppe) e dei Socialisti e Democratici (S&D). Spaccature si sono poi registrate nel gruppo dei Liberali (Alde), dell'Ecr e nell'Efdd, di cui fanno parte i pentastellati. Anche il gruppo delle destre Enf (che include la Lega) si è diviso, mentre la maggioranza dei Verdi ha votato contro la riforma. A due mesi dal primo rinvio, è arrivato il primo via libera a una normativa che tanto ha fatto discutere a causa del vuoto che non permetterebbe ai titolari dei diritti di far fruttare adeguatamente i loro prodotti online. In particolare, nel mondo digitale, vi sarebbe un'ingiusta distribuzione dei profitti. Per ovviare a questo problema, l’obiettivo della Commissione è quello di introdurre l’obbligo per le piattaforme di utilizzare strumenti di filtraggio dei contenuti, così da poter agire in comune accordo con i titolari dei diritti ed evitare il caricamento di contenuti in violazione del copyright. "Ora o mai più", aveva avvertito la Commissione alla vigilia del verdetto previsto a Strasburgo. Per evitare di recare beneficio a una sola categoria: i "soliti noti" come Facebook e Google che, secondo le accuse di alcuni osservatori, continuerebbero a guadagnare su autori, creatori e stampa senza riconoscere loro il giusto compenso.

In cosa consiste la riforma Ue del copyright

Dopo le fortissime pressioni ricevute in occasione del precedente voto di luglio, finito con un rinvio, l'estate è stata sfruttata dagli europarlamentari per approfondire il complicato dossier e presentare emendamenti per modificare il testo. Questi, però, sono arrivati a essere ben 252, e sono stati tutti esaminati dalla Commissione. L’obiettivo dell’Ue era, appunto, quello di riformare la normativa del diritto d’autore per renderla più adatta all’evoluzione tecnologica. In particolare, erano stati criticati proprio gli articoli 11 e 13. Il primo prevedeva la cosiddetta "link tax", ovvero un contributo che i portali e le piattaforme avrebbero dovuto pagare agli editori e agli autori ogni volta che venivano linkati contenuti protetti dal diritto d’autore. Il secondo, invece, rappresentava una sorta di "filtro preventivo" che sarebbe dovuto essere attuato da queste piattaforme prima che venissero caricati contenuti e link che sarebbero potuti essere protetti da copyright. Per questo motivo, secondo alcuni servizi online l’attuazione di questa direttiva avrebbe rappresentato un "bavaglio" per il mondo del web.

Le forze in gioco

Da una parte gli autori: giornalisti, scrittori, attori, cantanti e videomaker che ricordano come la creatività e il diritto d’autore rappresentino il 4,5% del Pil europeo e diano lavoro a 12 milioni di cittadini; dall’altra i colossi del web come Facebook o Google che guadagnano miliardi di euro dalle pubblicità grazie all’utilizzo di contenuti creati da altri. Google, per esempio, (all’interno del quale confluisce YouTube con tutti i contenuti che ne conseguono) ha finora pagato poco o nulla sul diritto d’autore rispetto al traffico che genera e all’indotto che ne deriva. Ed erano gli stessi big della Silicon Valley a sostenere che il web non doveva essere imbavagliato in alcun modo, ritenendo questa normativa una forte limitazione alla libertà. Tuttavia, al di là dei due schieramenti contrapposti, secondo alcuni osservatori la riforma potrebbe comunque andare incontro ad alcune criticità. Per esempio, potrebbe risultare limitata la libertà di impresa, visto che le aziende che operano online saranno costrette a far fronte a nuove spese per adeguare i propri sistemi ai nuovi obblighi. Inoltre c'è chi rivendica un violato diritto alla privacy, giacché la direttiva obbliga al controllo generalizzato dei contenuti caricati dagli utenti al fine di riconoscere quali contenuti sono in violazione del copyright. Infine, c'è la questione sulla libertà di espressione e di informazione: è possibile che le piattaforme e le aziende online scelgano adesso di rimuovere tutti i contenuti al limite della normativa che possano portare ad azioni legali.

Data ultima modifica 12 settembre 2018 ore 14:14

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