La manovra d'autunno: ecco cosa sappiamo, dalla flat tax alle pensioni

Economia

Mariangela Pira

Finanza & Dintorni

La manovra d'autunno si avvicina e potrebbe costare meno di quanto ipotizzato. Ecco la ricetta, sulla base di quanto sappiamo oggi, dalle pensioni alla flat tax. Per tutti. 

La vera prova del nove per il governo si avvicina: la manovra d’autunno sul bilancio. E’ lì che si dovrà trovare la quadra tra quelle che sono le promesse e la realtà dei nostri conti pubblici, con la linea della stabilità seguita dal ministro del Tesoro Giovanni Tria tra i due più scalpitanti vicepremier Salvini e Di Maio. 

La formula magica che ha segnato un cambio di rotta nel governo è “impegno di legislatura”. Tradotto per tutti: le promesse sono confermate, ma spalmate su più anni. La prossima manovra non avrà quindi tutto e subito e costerà assai meno di quanto ipotizzato. Questa svolta però ha fatto segnare un marcato ribasso dello Spread. 

Ricordo che si tratta della differenza tra quanto rende un titolo di stato decennale tedesco (preso a punto in riferimento in Europa) e uno italiano. Se questa forchetta si allarga a causa dell'Italia, significa che c'è meno fiducia nei confronti del nostro paese. Va detto che finora, al di là del rialzo – quasi dovuto  - post voto di marzo, ha accompagnato il nuovo esecutivo senza isterismi, snobbando anche i giudizi dell’agenzia di rating Fitch. Del resto per gli investitori internazionali pecunia non olet: i soldi non hanno profumo o colore politico e all’estero vogliono semplicemente capire cosa accadrà. Trump, pur populista, dai mercati è stato premiato eccome. 

Se nella prossima manovra ci fosse, per esempio, solo un assaggio di flat tax, reddito di cittadinanza  e riforma delle pensioni, questo permetterebbe al governo di trovare le coperture richieste che potrebbero ridursi a meno di 20 miliardi per il 2019. Previo il placet di Bruxelles ovviamente dato che dovremmo fare in ogni caso più deficit di quanto finora stimato, passando da un 1% a sopra il 2%, e guadagnando in questo modo un margine di 15-16 miliardi.

La ricetta sulla base di quel che sappiamo è la seguente.

Sulle pensioni Salvini vuole subito "quota 100", intesa come somma fra età anagrafica e anni di contributi versati senza limiti di età: servirebbero 6-8 miliardi. Ma i dettagli per capire davvero come funzionerà e quanto  costerà il meccanismo non sono noti. Facciamo un esempio: se il signor Rossi ha 62 anni e lavora da 38 (quota 100) andrà in pensione o verranno posti dei paletti (quota 100 sì, purché abbia 64 anni, per esempio)? E se non ci saranno i paletti con che assegno andrà in pensione (accettereste di andare in pensione molto prima, ma percependo molto poco?). Ecco, occorre trovare le risposte a queste domande. 

Veniamo al taglio delle tasse, la cosiddetta  flat tax. Questa sarebbe limitata per il primo anno a Partite Iva e aziende, e potrebbe richiedere circa 3 miliardi anziché i 50 del pacchetto completo. E poi, il reddito di cittadinanza: costerebbe 17 miliardi l'anno ma adesso si parla di stringere i cordoni - ovvero il bacino che ne usufruirà è più ristretto -  e potrebbero bastare circa 4 miliardi. A questi, bisogna naturalmente aggiungere gli oltre 12 miliardi necessari per evitare il programmato aumento dell'IVA e almeno 5 o 6 miliardi tra spese non rinviabili e la maggiore spesa per gli interessi sul debito accumulata negli ultimi mesi. Un po' di cassa potrebbe arrivare da una nuova tornata di spending review sui ministeri e dalla pace fiscale, una sorta di rottamazione delle cartelle che potrebbe includere le multe. Da qui si potrebbero invece ricavare tra i 2 e i 6 miliardi. 

 

 

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