Il sistema delle concessioni autostradali: ecco come funziona

3' di lettura

Il sistema regola gli oltre 6mila chilometri di rete autostradale: metà di questi sono dati in gestione ad Autostrade per l'Italia. A Genova la concessione sarebbe scaduta nel 2042

Il sistema delle concessioni regola gli oltre 6.000 km di rete autostradale sul territorio nazionale. Le strade sono di proprietà pubblica e vengono date in concessione per tempi molto lunghi alle società che le gestiscono. Cosa chiede il governo quando dà la gestione delle autostrade in concessione? Che ci sia coerenza tra i pedaggi che vengono chiesti al casello e quanto viene investito per la manutenzione della rete. Proprio dal pedaggio infatti arriva il denaro per effettuare gli investimenti. Il governo, ex ante ed ex post deve monitorare che tutto sia commisurato e che i soldi chiesti al casello (con i loro relativi adeguamenti nel corso del tempo) siano coerenti con quanto speso per gli investimenti.

La gestione di Autostrade per l’Italia

Metà di questi 6000 km sono dati in gestione ad Autostrade per l’Italia, il resto è dato in concessione ad altre società. Il governo sta ipotizzando una multa da 150 milioni e la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia per la A10 Genova-Savona, per trasferirla all’Anas. E’ l’ultimo gradino del sistema di possibili sanzioni a carico dei concessionari, anche se l’iter in questo caso sarebbe lungo dato che una revoca è possibile solo qualora venga accertato un dolo grave. La società dei Benetton sostiene di aver regolarmente rispettato i piani di controllo ed intervento stabiliti in accordo con lo stesso Ministero dei Trasporti e di aver monitorato il ponte Morandi con personale e strutture in linea con i migliori standard. Va ricordato che l’ad del gruppo Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, ha da subito detto che il ponte non risultava pericoloso. Una gara per un rifacimento dei tiranti da 20 milioni di euro era stata bandita appena tre mesi fa.

Concessione in scadenza nel 2042

La concessione ad Autostrade per l’Italia prevedeva una scadenza nel 2038, posticipata di recente al 2042 come una sorta di compensazione per gli investimenti richiesti proprio dalla costruzione della Gronda di Genova, la tangenziale esterna che avrebbe permesso di sgravare il ponte Morandi di gran parte del traffico. Se i 1600 ponti della rete autostradale prevedono dunque investimenti e manutenzione a carico dei concessionari, coperti dai pedaggi, diverso è il caso delle decine di migliaia di ponti e viadotti sulle strade a gestione pubblica. Si pensi, ad esempio, alle provinciali, che dipendono da enti svuotati di competenze e risorse. E’ su questa rete che si pone il tema dei fondi e dei vincoli di bilancio. Il paradosso è che, come ricordato dal Tesoro, i soldi spesso ci sono, ma i lavori non partono per l’incapacità di mettere a punto i progetti.

Data ultima modifica 15 agosto 2018 ore 17:44

Leggi tutto
Prossimo articolo

Aggiungi Sky TG24 al tuo Homescreen

Clicca l'icona e seleziona

"Aggiungi a Schermata Home"

Aggiungi Sky TG24 al tuo Homescreen

Clicca l'icona e seleziona

"Aggiungi a Home"