Facebook chiede di condividere i dati bancari degli utenti

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Finanza & Dintorni

Facebook chiede alle banche di condividere i dati dei suoi utenti. Questo pone interrogativi che non dovremmo prendere con leggerezza e disinvoltura: un filo sottile quello che divide i profitti dei colossi del web e la nostra privacy. 

Facebook chiede alle banche di condividere i dati degli utenti.

Non so voi, ma trovo la notizia del Wall Street Journal importante e nello stesso tempo preoccupante.

Il futuro molto probabilmente sarà di chi possiede i dati, i nostri dati. Ancora più di quanto già accada oggi. Il motivo è ovvio: se si conoscono le nostre abitudini di spesa, cosa ci piace e cosa non ci piace, i nostri consumi insomma, forse non è più facile attrarci e fare profitti?

Facebook, reduce da una non proprio brillante trimestrale, e da un calo inatteso degli utilizzatori del social network, ha messo nel mirino i dati che fanno forse più gola: quelli finanziari. E così ha chiesto ai maggiori istituti  americani di condividere le informazioni bancarie dei propri clienti, per poter offrire nuovi servizi ai propri iscritti. Facoltà naturalmente da attivare su base volontaria, ma indubbiamente un salto di qualità nella profilazione degli utenti. Senza contare che ognuno di noi, quando dice sì a queste proposte, dovrebbe informarsi e sapere che significa regalare sempre più un nostro pezzetto a queste aziende. 

Secondo quanto riporta il«Wall Street Journal», tra i dettagli richiesti a colossi finanziari come JPMorgan Chase, Wells Fargo, Citigroup e U.S. Bancorp ci sarebbero anche le transazioni con carta di credito e il controllo dei propri conti correnti online.

Le banche fino ad oggi hanno espresso riluttanza a cedere controllo dei propri dati a soggetti esterni, preferendo mantenere la propria clientela sulle loro piattaforme. Questa preoccupazione è la ragione principale che ha spinto JPMorgan a ritirarsi da questi colloqui, secondo il «Wsj». Trish Wexler, portavoce del colosso bancario ha spiegato al quotidiano americano che «non condivideremo mai con queste piattaforme i dati dei nostri clienti sui loro acquisti offline. Per questo abbiamo dovuto dire di no».

Insomma: la proposta di Facebook non ha ancora ricevuto il “mi piace” da parte del mondo del credito americano.  Ma pone nuovi interrogativi sul ruolo dei colossi del web e quel filo molto sottile che divide la promozione degli interessi delle aziende, la protezione dei dati e le leggi sulla privacy.  

La scoperta che i dati prodotti da strumenti che usiamo ogni giorno possono essere trasformati in denaro dai colossi della Silicon Valley (mentre noi non guadagniamo nulla, anzi) dovrebbe farci riflettere, e molto.

 

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