Confindustria critica decreto dignità. Di Maio: terrorismo psicologico

Economia

Il direttore generale Marcella Panucci in audizione davanti alle commissioni Finanze e Lavoro della Camera contesta il ritorno alle causali nei contratti a tempo. Il vicepremier replica: sono gli stessi che gridavano a catastrofe su referendum, poi sappiamo com'è finita

Il decreto Dignità (COSA PREVEDE), entrato in vigore il 14 luglio e ora all’esame delle Camere, continua a far discutere. Dopo lo scontro tra il governo e il presidente dell’Inps Tito Boeri a causa di alcune cifre sulla perdita dei posti di lavoro, nuove critiche arrivano da Confindustria. "Pur perseguendo obiettivi condivisibili", il decreto rende "più incerto e imprevedibile il quadro delle regole" per le imprese "disincentivando gli investimenti e limitando la crescita". Così il direttore generale di Confindustria Marcella Panucci, in audizione davanti alle commissioni Finanze e Lavoro della Camera. Il rischio, ha proseguito, è che il ritorno alle causali nei contratti a tempo determinato generi "potenziali effetti negativi sull’occupazione oltre quelli stimati". A stretto giro arriva però la replica di Luigi Di Maio che avverte: "Non possiamo più fidarci di chi cerca di fare terrorismo psicologico per impedirci di cambiare. Ma se il Parlamento vorrà migliorare il testo a noi fa solo piacere". Mentre il premier Conte su Confindustria spiega: "Secondo me fraintende. A leggere con attenzione il decreto Dignità si accorgerà che non ha nulla da temere".

"Imprese esposte all’imprevedibilità di un contenzioso"

Il ritorno alle causali, ha spiegato Panucci, esponendo le imprese "all'imprevedibilità di un eventuale contenzioso, finisce nei fatti per limitare a 12 mesi la durata ordinaria del contratto a tempo determinato". "È necessario - ha proseguito Panucci - modificare le misure contenute nel decreto-legge sulla disciplina dei contratti a termine, che sono inefficaci rispetto agli obiettivi dichiarati e potenzialmente pregiudizievoli per il mercato del lavoro". "Le riforme degli anni scorsi – ha ricordato Panucci - avevano contribuito ad abbattere le cause di lavoro sui contratti a termine, passate da oltre 8.000 nel 2012 a 1.250 nel 2016". Per le imprese occorre "evitare brusche retromarce sui processi di riforma avviati" e vanno approvati "alcuni correttivi".

"Norme troppo punitive su delocalizzazioni"

Il dg di Confindustria si è poi focalizzato sulle misure contro le delocalizzazioni. Se va bene "il contrasto alle delocalizzazioni selvagge", alla delocalizzazione però "non può essere associata una connotazione necessariamente negativa e occorre distinguere i processi di internazionalizzazione dell'attività d'impresa".

Di Maio: gli stessi che gridavano a catastrofe referendum

Poco dopo le critiche di Confindustria è arrivata la risposta del vicepremier Di Maio che in un post su Facebook e Instagram ha scritto: "Confindustria oggi dice che con il decreto Dignità ci saranno meno posti di lavoro. Sono gli stessi che gridavano alla catastrofe se avesse vinto il no al Referendum, poi sappiamo come è finita. Sappiamo come finirà anche in questo caso". Il ministro del Lavoro ha poi precisato che il decreto "combatte il precariato per permettere agli italiani, soprattutto ai più giovani, di iniziare a programmare un futuro". "Dopo anni di precariato, e di leggi che hanno massacrato i lavoratori, è ormai evidente che queste politiche non hanno aiutato nessuno: né i lavoratori, né gli imprenditori. Sono convinto che gli effetti del decreto Dignità porteranno anche Confindustria a questa conclusione". Di Maio ha infine affermato: "Se il Parlamento vorrà migliorarlo a noi fa solo che piacere". 

Economia: I più letti