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Fisco, 94% delle cartelle Equitalia sono sotto i 100mila euro

4' di lettura

Dopo la proposta del ministro Salvini di “chiudere da subito tutte le cartelle esattoriali per cifre inferiori ai 100mila euro”, ecco qualche numero sui casi che sarebbero interessati. La “pace fiscale” è uno dei punti previsti nel Contratto di governo Lega-M5S

“Chiudere da subito tutte le cartelle esattoriali di Equitalia per cifre inferiori ai 100mila euro”. È questa la proposta del ministro dell'Interno Matteo Salvini. Proposta che interesserebbe il 94% dei crediti fiscali, in pratica delle iscrizioni a ruolo inserite nelle cartelle esattoriali in lavorazione alla fine del 2016. Se si guarda alle liti fiscali già avviate, invece, sotto questa soglia rientra l'86,4% dei ricorsi incardinati nei vari gradi della giustizia tributaria alla fine del 2017. Calcoli che sono stati fatti in base alle informazioni consegnate lo scorso anno in Parlamento da Equitalia, ora confluita nell'Agenzia delle Entrate-Riscossione, e dalle informazioni diffuse all'inizio del 2018 dal ministero dell'Economia sullo stock del contenzioso fiscale fotografato alla fine del 2017. Ecco i dati.

Le cartelle

I dati sul “magazzino” dei debiti fiscali residui sono stati forniti dall'allora amministratore delegato di Equitalia Ernesto Maria Ruffini - ora a capo dell'Agenzia delle Entrate - durante un'audizione parlamentare. Si riferiscono ai “carichi” affidati alla riscossione alla fine del 2016. I debiti tra i mille e i 5mila euro rappresentano il 74% del totale, il 7,1% si trova tra i 5mila e i 10mila euro, l'11,9% tra 10mila e 50mila, mentre appena il 3% ha debiti tra 50 e 100mila euro. Il totale sotto i 100mila euro fa, appunto, 94% e sopra questa soglia rimane solo un altro 4%. Alla fine del 2016, il “magazzino” di carichi affidati alla riscossione ammontava a 817 miliardi di euro. Ma, aveva spiegato Ruffini, “la quota su cui azioni di recupero potranno ragionevolmente avere più efficacia si ferma a 51,9 miliardi”.

Le liti tributarie

Ammontano invece all'86,36% del totale i ricorsi che danno vita a contenzioso tributario che non raggiungono i 100mila euro. In questo caso, gli ultimi dati sono relativi all'entità dello stock alla fine del 2017. I dati, diffusi dalla direzione della giustizia tributaria tramite il ministero dell'Economia, indicano che si registravano 417.635 cause pendenti. Di queste: il 41,12%, pari a 171.734, si fermavano a 3mila euro; il 27,45% (114.642) erano tra i 3mila e i 20mila; il 17,8% (74.332) tra i 20mila e i 100mila euro. Sopra questa soglia il 13,62% delle cause tributarie, per un totale di 56.924 controversie. Impossibile risalire al valore complessivo delle liti sotto i 100mila euro, ma nel complesso lo stock del contenzioso tributario a fine 2017 valeva 50,4 miliardi di euro.

La “pace fiscale”

L'ipotesi avanzata dal leader della Lega e vicepresidente del Consiglio sulla definizione dei contrasti tra fisco e contribuente fino a 100mila euro rientra in un progetto definito “pace fiscale” dal Contratto di governo Lega-M5S (SEI D'ACCORDO? IL QUIZ), che punta al “preventivo e definitivo smaltimento della mole di debiti iscritti a ruolo, datati e difficilmente riscuotibili per insolvenza dei contribuenti”. Il governo, alla ricerca di risorse per finanziare le misure del proprio programma, starebbe accelerando su questo capitolo (che era previsto nei progetti della campagna elettorale dalla Lega e indicato come il primo provvedimento da varare). L'operazione, che punta a liberare di molte pratiche la giustizia tributaria, rischia tuttavia di sovrapporsi con la “rottamazione delle cartelle” che si è appena conclusa, ma per la quale non è ancora stata versata la prima rata di luglio. La misura - è scritto espressamente nel Contratto di governo - non avrebbe una “finalità condonistica”, ma dovrebbe diventare “un efficace aiuto ai cittadini in difficoltà”.

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