Moody's taglia stima Pil Italia a -0,1% per il 2014

Economia

La crescita più debole del previsto, spiega l'agenzia, "complica la realizzazione dell'agenda dell'esecutivo Renzi". Ma l'Ocse: Paese in "fase positiva". L'Unione Europea: "Riforme strutturali necessarie, ma sono di competenza del governo italiano"

Nuovo colpo per l'economia italiana. L'agenzia di rating Moody's ha tagliato le previsioni sul Pil italiano per il 2014 a -0,1% contro il precedente +0,5%.

"I tagli alla spesa restano difficili" -
La crescita più debole del previsto, secondo l'agenzia, "complica il passaggio e la realizzazione dell'agenda di riforme strutturali del governo Renzi". Scrive Moody's: "La lentezza nel procedere sulle riforme suggerisce che la popolarità del governo non si è ancora tradotta in spinta politica" a favore di "un insieme di riforme più ampio". Con le sue affermazioni, aggiunge l'agenzia, il Commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, ha rivelato "le difficoltà dell'Italia nel rendere permanenti le riduzioni di spese di fronte alla pressione politica".

Rischio tensioni con i parner europei -
L'agenzia di rating vede il rapporto deficit/Pil 2014 e 2015 al 2,7%, anche se con rischi significativi di ulteriori revisioni al rialzo. Per l'agenzia la lentezza delle riforme e le lacune nella performance di bilancio probabilmente aumenteranno le tensioni con i partner europei, soprattutto con la Germania. Per quanto riguarda il rapporto debito/Pil, Moody's lo stima al 136,4% quest'anno e al 135,8% nel 2015. La stima contenuta nel Def si fermava al 134,9% nel 2014 e al 133,3% il prossimo anno.

Ocse: "Italia in fase positiva" - Più ottimistica invece l'analisi dell'Ocse, secondo cui in Italia si starebbe delineando una fase "positiva". Il cosiddetto superindice dell'organizzazione per lo sviluppo di giugno è stabile per l'Eurozona, con la Germania che avrebbe una perdita di slancio e che invece vedrebbe un +0,1% per l'Italia.

Ue: "Riforme riguardano solo lo Stato italiano" - Sulle riforme, che con questi numeri potrebbero diventare più urgenti, era intervenuto anche il premier Matteo Renzi per ricordare che non sarà la troika a deciderne tempi e contenuti. Una posizione sposata anche dall'Unione Europa che, per bocca del portavoce della Commissione europea Michael Jennings, ha affermato che "l'attuazione delle riforme strutturali è necessaria, ma è una questione che riguarda lo Stato italiano".

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