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Sant’Anna di Stazzema, 75 anni fa l'eccidio nazifascista

4' di lettura

Il 12 agosto 1944 una delle più efferate stragi della Seconda Guerra Mondiale: in poche ore uccisi 560 civili, fra cui 130 bambini. I fatti vennero alla luce solo negli anni Novanta

All'alba del 12 agosto 1944, sui monti dell'Alta Versilia, si consumò una delle pagine più tragiche della Seconda guerra mondiale. Nell'eccidio di Sant'Anna di Stazzema, compiuto dai nazifascisti, vennero uccisi 560 civili, tra cui 130 bambini. La memoria della strage è conservata in un museo inaugurato nel 1982.

L'eccidio di Sant'Anna di Stazzema

Nelle prime ore del mattino la piccola frazione di Stazzema, in provincia di Lucca, fu circondata da tre reparti della 16esima divisione Panzergrenadier delle SS, accompagnata da bande di fascisti, mentre un quarto reparto, più a valle, bloccava qualsiasi via di fuga. In quell'area – dichiarata pochi giorni prima “zona bianca” dagli stessi tedeschi e quindi considerata sicura dalla popolazione – erano presenti anche decine di sfollati, che dalla costa si erano rifugiati nel paese dell’Alta Versilia portando la popolazione da poche centinaia di persone a oltre due migliaia. Tutti gli abitanti, la maggior parte dei quali donne, bambini e anziani (che non erano fuggite dalle case ritenendosi al sicuro, in quanto civili innocenti), vennero radunati nel piazzale della chiesa e uccise a colpi di mitra per poi essere dati alle fiamme. "Uccisero Anna, l’ultima nata nel paese di appena 20 giorni, uccisero Evelina, che quel mattino aveva le doglie del parto, uccisero Genny, la giovane madre che, prima di morire, per difendere il suo piccolo, scagliò lo zoccolo in faccia al nazista che stava per spararle; uccisero il prete Innocenzo, che implorava i soldati nazisti perché risparmiassero la sua gente, uccisero gli otto fratellini Tucci, con la loro mamma", racconta il portale della Memoria dell'eccidio. Scendendo a valle, poi, le SS trucidarono anche tutti coloro che incontrarono sulla propria strada nelle frazioni di La Culla, Vacchereccia e nel paese di Valdicastello.

La scoperta dell'eccidio e il processo

Le violenze nazifasciste perpetrate nella zona diedero il via alla tristemente nota "marcia della morte", finalizzata allo sterminio della popolazione civile per fiaccare la resistenza partigiana e che culminò, verso la fine di settembre, nell’eccidio di Marzabotto. I fatti di Sant'Anna di Stazzema rimasero quasi sconosciuti fuori dalla comunità locale fino alla metà degli anni Novanta, quando negli scantinati di palazzo Cesi-Gaddi a Roma furono ritrovati (nel cosiddetto "armadio della vergogna") i fascicoli su decine di crimini di guerra commessi in territorio italiano durante l’occupazione nazifascista. La ricostruzione degli avvenimenti, l'attribuzione delle responsabilità e le motivazioni all'origine dell'eccidio sono state al centro del processo conclusosi nel 2005 con la condanna all'ergastolo di dieci SS al comando dei reparti, colpevoli del massacro. Una sentenza confermata in appello nel 2006 e ratificata l'anno dopo dalla Cassazione, che qualificò la strage come un "atto terroristico premeditato".

Le parole di Mattarella

In occasione delle commemorazioni per il 75esimo anniversario, molte autorità dello Stato hanno voluto far pervenire il proprio messaggio, affinché la memoria di questo triste episodio non svanisca, anche a distanza di decenni. Su tutti, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: "Non dovrà mai essere dimenticato quanto è accaduto - ha scritto nel suo messaggio - perché chi dimentica è più debole, più esposto ai pericoli che intolleranza, ostilità, violenza ripropongono". "Sono esemplari la tenacia e la forza morale - ha poi proseguito - con cui la comunità di Sant'Anna ha saputo tenere vivo il ricordo, trasmetterlo ai più giovani, trasformare quella ferita profonda in un impegno di ricostruzione, di convivenza, di sviluppo democratico. Questo è lo spirito che ha animato l'Italia della Liberazione, della Costituzione, dell'affermazione dei diritti inviolabili; è lo spirito dei fondatori dell'unità europea. Di quei valori abbiamo sempre bisogno, oggi come allora"

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