Nato nella campagna reggiana nel secondo Dopoguerra, il Reggio Emilia Approach è oggi tra i modelli educativi più conosciuti a livello internazionale. Basato sulla teoria dei “cento linguaggi” elaborata da Loris Malaguzzi, il metodo valorizza creatività, autonomia e relazione
La visita in Italia di Kate Middleton ha riportato l’attenzione sul Reggio Emilia Approach, l'approccio educativo nato nel secondo Dopoguerra nella campagna reggiana e oggi conosciuto a livello internazionale. Tutto ebbe inizio nel 1945 a Villa Cella, dove un piccolo gruppo di donne, organizzate attorno all’Udi (Unione donne italiane), decise di raccogliere fondi vendendo un carro armato, sei cavalli e tre camion lasciati dai tedeschi in ritirata. Con quel denaro nacque il primo asilo del popolo.
Le origini dell’approccio educativo
Fu in quel contesto che arrivò in bicicletta il giovane maestro e pedagogista Loris Malaguzzi, promotore delle prime scuole autogestite. Alla base della sua idea educativa c’era il concetto di educazione come pratica collettiva, capace di contribuire al cambiamento della società.
L’approccio educativo reggiano si sviluppò dall’incontro tra partecipazione civica e politica. Nel 1963 venne inaugurata la prima scuola d’infanzia comunale (Robinson Crusoe), mentre l’anno successivo nacque il primo asilo nido comunale, dedicato ad Anna Frank, che anticipò di alcuni mesi la legge nazionale. Tra i principi centrali del metodo ci sono la tutela della creatività e il rafforzamento dell’autonomia del bambino.
La teoria dei “cento linguaggi”
L’approccio reggiano vede il suo manifesto nella poesia "Invece il cento c'è" di Loris Malaguzzi, secondo cui il bimbo è dotato di 100 linguaggi, ma 99 gli vengono tolti (manualità, suono, fantasia). L’approccio reggiano si fonda invece sull’idea di un bambino con forti potenzialità di sviluppo e soggetto di diritti, che apprende attraverso i "cento" linguaggi e che cresce nella relazione con gli altri e con la natura.
La notorietà internazionale arrivò nel 1991, quando il settimanale Newsweek inserì la scuola comunale Diana, nel Parco del Popolo, tra le dieci migliori scuole al mondo. La notizia attirò rapidamente l’attenzione della stampa internazionale e da quel momento iniziarono richieste di visite e scambi educativi da numerosi Paesi. Dopo la morte di Malaguzzi, nel 1994, il comune diede vita al Reggio Children, intitolato al pedagogista, che promuove Oltralpe il Reggio Emilia Approach, attraverso la ricerca, la formazione, le consulenze e le mostre. Una rete che oggi abbraccia 145 Paesi.