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Taranto, potrà tornare a mensa bimba esclusa per pochi euro

Cronaca
©IPA/Fotogramma

Dal 2 novembre una bambina di 10 anni che frequenta la 5° elementare di una scuola di Taranto, non ha potuto mangiare alla mensa scolastica perché i genitori avevano un debito, secondo loro, di poco più di 12 euro dall'anno precedente. Secondo il Comune il debito ammonta a 38 euro

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“L’alunna tornerà a scuola lunedì e potrà usufruire della mensa”. Così il Comune di Taranto chiude il caso della bambina di 9 anni di una scuola elementare che è stata esclusa dall'accesso al servizio della mensa scolastica per un debito contratto dalla famiglia, che non avrebbe pagato puntualmente la refezione. Il debito ammonta a poche decine di euro e si riferisce all’anno precedente. 

A quanto ammonta il debito

Secondo la versione fornita dal Comune, la famiglia della piccola aveva un insoluto non pagato di 38 euro per la mensa e la soglia fissata dal regolamento è di 30 euro. Il padre della bambina, invece, parla di un debito inferiore: 12 euro. Da Palazzo di Città hanno spiegato che la gestione dei pagamenti della mensa scolastica è in capo alle scuole, ed è anche una procedura automatica, e non è seguita direttamente dall'amministrazione.

Cgil Taranto: " Sono da rivedere i regolamenti"

"La vicenda - dice la Cgil di Taranto - impone un chiarimento urgente da parte dell'Amministrazione comunale. Chiediamo di approfondire quanto accaduto e verificarne le eventuali responsabilità.  Se c'è un problema di natura burocratica si risolve adeguatamente, ma non si scarica sui bambini l'effetto di una decisione del genere". Per il sindacato, "la mensa scolastica è parte integrante del diritto allo studio, dell'inclusione e della piena partecipazione alla vita scolastica. Le difficoltà economiche delle famiglie, non dovrebbero mai ricadere sui bambini, ne' tradursi in discriminazioni o umiliazioni. Il pasto scolastico non è un servizio accessorio, è parte integrante del diritto allo studio". E quindi, per la Cgil, "servono criteri flessibili, capaci di considerare le specificità di ogni famiglia e di garantire risposte adeguate alle diverse situazioni, senza automatismi che producano esclusione. La dignità dei bambini e delle bambine non è negoziabile. Il diritto allo studio non ammette discriminazioni".

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