Proteste Milano, fermato ideatore Movimento 17 ottobre. Domani richiesta convalida fermo
CronacaIl trentenne italiano di seconda generazione, giornalista freelance, è stato fermato nella tarda serata del 24 ottobre, su disposizione della Procura di Milano. È indagato per istigazione a delinquere e terrorismo. Indagata anche la moglie
Città blindate, quasi 5mila identificati, oltre 300 fermati (di cui 110 minorenni), nove persone arrestate, tensioni e scontri in diverse piazze. Quella di ieri, sabato 24 ottobre, è stata una giornata di nuove tensioni in piazza, anche se non si sono ripetute le devastazioni della settimana scorsa. Poco prima delle 14.30, quando sui social avrebbero dovuto essere comunicati i luoghi dei raduni, è arrivata la notizia dell'individuazione dell'organizzatore del Movimento 17 ottobre: Youssef Siher, trentenne italiano di seconda generazione e giornalista freelance. L'uomo è stato fermato in tarda serata su disposizione della Procura di Milano. È indagato per istigazione a delinquere, violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche e terrorismo (TUTTE LE NOTIZIE IN DIRETTA): domani il pm chiederà la convalida del fermo.
Anche la moglie di Youssef Siher indagata
Ed è indagata - in concorso con il marito - per istigazione a delinquere anche la moglie di Siher. La donna, 32 anni, di origini libanesi, secondo gli inquirenti, sarebbe amministratrice - insieme al coniuge - delle pagine Instagram e Telegram del movimento che ha organizzato le proteste di piazza della scorsa settimana. La 32enne, mediatrice interculturale, è nata e cresciuta a Como, dove risulta residente. Sui social si definisce "libanese, palestinese e araba di appartenenza". La coppia si sarebbe sposata lo scorso settembre e vivrebbe in provincia di Milano, nonostante le residenze anagrafiche differenti: lui a Mazzano, nel Bresciano, lei a Como.
Come è stato individuato Siher
Siher, di origini marocchine e residente in provincia di Brescia, ha un curriculum di alto livello tra studi di geopolitica, un dottorato di ricerca e un'attività da giornalista freelance. L'indagine per arrivare alla sua identità è stata condotta dall'Antiterrorismo e dalla Polizia Postale, ma da diverso tempo c'era su Siher un focus degli 007 dell'Aisi che lo avevano segnalato per propaganda già nel 2024. Secondo l'intelligence avrebbe costituito l'organizzazione 'Alba nascente' per diffondere la propaganda di Hamas e del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, per organizzare la logistica delle manifestazioni proPal e gestire i rapporti con il mondo antagonista. La polizia postale, dopo averlo individuato come autore del M1710, ha avviato d'intesa con l'Antiterrorismo l'attività di intercettazione e grazie alla collaborazione giudiziaria con Meta avrebbe acquisito l'indirizzo Ip collegato al profilo Instagram del Movimento 17 ottobre. A loro volta, i provider dei servizi internet hanno collaborato. A quel punto è scattata la ricerca del trentenne che non era presente nella sua residenza a Brescia, e che è stato rintracciato a Milano, nel quartiere Corvetto.
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Gli studi all'università e le esperienze lavorative
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, dopo il diploma al liceo Fermi di Salò, Siher ha conseguito una laurea triennale in Scienze umanistiche per la comunicazione all'Università degli Studi di Milano, dove è stato anche componente del Senato accademico e presidente degli studenti universitari musulmani. Ha poi frequentato il corso magistrale in Scienze politiche e di governo. Nel suo curriculum c'è anche un'esperienza come research trainee nell'Osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa all'Ispi. "Nel 2024 e da allora - specifica l'istituto - non ha più collaborato". Siher avrebbe collaborato anche con diverse testate giornalistiche, tra cui il Fatto Quotidiano, dove dopo un periodo di stage e collaborazione non scriverebbe più da un anno e mezzo. Il suo impegno politico, intanto, non ha mai abbandonato il Paese d'origine. A settembre scorso, sul suo profilo Facebook, il 30enne aveva analizzato il fallimento delle proteste della cosiddetta Generazione Z in Marocco, sostenendo che i problemi legati a sanità e istruzione non fossero "il vero problema", ma "sintomi di una malattia molto più profonda".