Dopo Ben Gvir, finisce nei fascicoli dell'inchiesta italiana anche il titolare della Difesa. Nel procedimento è indagata la catena di comando delle autorità israeliane
C'è anche il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, oltre a quello della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, nella dozzina di indagati dalla Procura di Roma nell'ambito delle indagine sulle due missioni della Global Sumud Flotilla. Nel procedimento è indagata la catena di comando delle autorità israeliane.
Procura: "Trattamenti degradanti"
Per la procura, le due missioni della Flotilla hanno subito "abbordaggi navali avvenuti in violazione del diritto internazionale" e i loro membri sono stati sottoposti a "condizioni di detenzione" e "trattamenti degradanti" con "il mancato rispetto dei diritti basilari e di difesa". Diverse le accuse mosse agli indagati tra cui tortura e sequestro di persona. "I complessi e articolati accertamenti, delegati ed effettuati dal Ros Reparto Antiterrorismo hanno consentito di ricostruire la sequenza degli eventi - si legge in una nota -. Sono stati così acclarati i seguenti abbordaggi in acque internazionali: attraverso l'analisi tecnica e le testimonianze si sono ricostruiti con precisione modalità esecutive e dinamica degli abbordaggi navali avvenuti in violazione del diritto internazionale marittimo al di fuori delle acque territoriali, ed in particolare la distruzione dei mezzi di comunicazione streaming e delle relative apparecchiature ed il sequestro dei dispositivi elettronici dei partecipanti alla missione". Nella nota la procura di Roma afferma che in merito alle "condizioni di detenzione e i trattamenti degradanti è stato ricostruito il quadro dei soprusi sistematicamente patiti dai partecipanti durante ciascuna fase, in particolare la privazione della libertà personale, l'ammassamento e il trasporto verso il porto di Ashdod, l'arrivo presso la struttura carceraria di Kzi'ot, le fasi di identificazione e le procedure amministrative, sino alle ultime fasi del rilascio e del definitivo rientro in Italia; in questo contesto sono state accertate a danno di numerosi partecipanti percosse, lesioni, minacce di morte, epiteti offensivi ed accuse di terrorismo". Dalle indagini è, inoltre, emerso "il reiterato diniego di somministrazione di generi alimentari essenziali, la deliberata assenza di cure mediche, anche a fronte di evidenti necessità fisiche ed emergenze, le precarie condizioni ambientali e igienico sanitarie imposte ai fermati, la privazione del sonno inflitta ai partecipanti detenuti a Kzi'ot", scrive la procura aggiungendo che "è stata riscontrata la totale assenza di adeguata assistenza legale, unita all'impossibilità di comunicare tempestivamente con le rappresentanze diplomatiche o con i difensori durante l'intero periodo di fermo".
I vertici della catena di comando
In base a quanto emerge da una nota diffusa dalla procura nel corso delle indagini sono state individuate le persone che, secondo gli accertamenti svolti, facevano parte delle catene di comando militari e di polizia coinvolte nelle operazioni relative alle missioni della Global Sumud Flotilla (GSF). Per quanto riguarda la prima missione, tra i vertici indicati figurano il ministro della Difesa israeliano Israel Katz e il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir. La catena di comando militare per le operazioni in mare comprende il capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), generale Eyal Zamir, il comandante in capo della Marina dal 2 settembre 2021 al 24 dicembre 2025, vice ammiraglio David Saar Salama, il capo di Stato maggiore Tal Politis, il comandante dello Shayetet 13, colonnello Eldad Borochovich, e il responsabile della base navale di Ashdod, colonnello Eitan Paz. Per le operazioni di terra risultano invece coinvolti il capo della Polizia israeliana Daniel Levy, il comandante del servizio penitenziario israeliano (Ips) Kobi Yaakobi, il responsabile della polizia penitenziaria del carcere di Ktzi'ot Menachen Bibas, il comandante della Nahshon, unità operativa di intervento e scorta dell'Ips, Assaf Zagori, e il comandante del Magav Berik Yitzchak. Per la seconda missione della Flotilla, viene evidenziata una sostanziale identità delle catene di comando rispetto alla precedente spedizione. Le differenze riguardano la componente navale, con l'indicazione del vice ammiraglio Eyal Harel quale comandante in capo della Marina e del maggiore generale Guy Levy nel ruolo di capo di Stato maggiore. Nell'ambito delle attività investigative, viene inoltre evidenziata l'esistenza di analoghe indagini sulle due spedizioni della Global Sumud Flotilla in diversi Paesi europei. In tale prospettiva, finalizzata al coordinamento e allo scambio informativo tra le autorità giudiziarie coinvolte, si è svolto un incontro presso l'Agenzia europea Eurojust.