Lo speciale di Sky TG24 sulle proteste in Europa
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Proteste per il caro carburanti, sciopero dei tir nel Sud Italia. Cosa sta succedendo

Cronaca
©Ansa

Introduzione

Il caro carburanti ha fatto scattare la rivolta dei tir: gli autotrasportatori stanno minacciando di fermare il Paese mentre il l governo ha deciso di convocare un tavolo di confronto per il 27 ottobre presso il ministero dei Trasporti. Blocchi autonomi sono già scattati in alcune regioni del Mezzogiorno, come in Puglia, altre manifestazioni sono cominciate su iniziativa di comitati e gruppi autonomi in Calabria e in Sicilia ma anche in Puglia, Campania e Basilicata. Intanto cresce l'allarme in alcune regioni nelle quali si stanno esaurendo i carburanti in diverse stazioni di servizio con lunghe code.

Quello che devi sapere

La situazione in Calabria

Proprio in Calabria è ufficialmente partita la protesta dei tir contro il caro carburante proclamata da Fedralog, la Federazione regionale della logistica, che andrà avanti sino al 20 di ottobre. I camion coinvolti si sono posizionati inizialmente ai lati delle strade senza attuare veri e propri blocchi e sotto il controllo delle forze dell'ordine. I disagi alla circolazione però non sono mancati anche a causa del restringimento della carreggiata. 

Un presidio in Calabria

I presidi tra Lamezia Terme e Gioia Tauro

Nel territorio calabrese sono una quindicina i presidi individuati, tra cui quelli presenti nella zona dell'aeroporto di Lamezia Terme, nel porto di Gioia Tauro e nel cosentino nei pressi degli svincoli della A2. La protesta, tra l'altro, si aggiunge ai presidi in corso da giorni e organizzati da parte degli agricoltori. 

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La richiesta di "misure concrete"

La mobilitazione degli autotrasportatori di Fedralog in Calabria ha interessato anche le aree industriali a Cosenza, in particolare a Settimo di Rende e Montalto Uffugo. Anche qui, come nel resto della regione, sono stati notevoli i disagi alla circolazione. I manifestanti denunciano l'impossibilità di coprire i costi d'esercizio a fronte di tariffe di trasporto rimaste invariate e margini di guadagno ormai azzerati. "Non possiamo più andare avanti - ha detto uno dei manifestanti  -. Con il gasolio arrivato a 2,50 euro al litro e i costi autostradali insostenibili, stiamo mettendo le mani in tasca ai nostri risparmi per lavorare. Chiediamo misure concrete come un prezzo calmierato o un carburante dedicato alla nostra categoria, sullo schema di quanto avviene per l'agricoltura. Senza risposte dalle istituzioni nazionali, la protesta rischia di proseguire ad oltranza". Accanto agli autotrasportatori si registrano anche attestazioni di solidarietà da parte di esponenti di altri settori produttivi e cittadini della zona. "Non è una vertenza di singola categoria - ha detto un artigiano - ma una condizione che riguarda tutti i lavoratori e le famiglie. L'aumento dei costi di trasporto si riflette inevitabilmente sui beni di prima necessità e sul costo della vita per l'intera collettività". 

La mobilitazione in Sicilia

E' scattato nelle scorse ore, in Sicilia, lo sciopero dei tir. I camion resteranno parcheggiati nei piazzali e i semirimorchi carichi di merci non saranno ritirati dalle navi nei porti siciliani. Per cinque giorni, da oggi a martedì 20 ottobre, una parte importante del sistema dei trasporti dell'isola ha dunque deciso di fermarsi per protestare contro il caro carburante.  Il Comitato autotrasportatori siciliani, guidato da Salvatore Bella, ha proclamato il fermo fino alla mezzanotte del 20.

 

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L'adesione sull'isola

Tir e camion degli aderenti al comitato trasporto siciliano sono fermi nei porti e non scaricano le navi e nei piazzali delle ditte. E' cominciato così lo sciopero degli autotrasportatori siciliani annunciato nei giorni scorsi per il caro carburante. Alla protesta non aderiscono le imprese di Confindustria Catania che in un primo momento aveva annunciato lo sciopero dei tir dal 16 al 22 ottobre. "L'adesione è totale - ha confermato proprio Bella, coordinatore del comitato che stamane terrà una conferenza stampa - In Sicilia non circolano mezzi  pesanti. Non capiamo perchè il ministro Salvini abbia convocato le sigle che non scioperano lasciando fuori dal confronto quelle che scioperano. E' inaudito lasciare fuori gli autotrasportatori siciliani". Intanto da ieri notte, a Gela (Caltanissetta), al presidio allestito dagli agricoltori per protestare sui prezzi dei carburanti, sono fermi anche decine di tir e camion. Gli autotrasportatori che hanno fermato i loro mezzi lungo la rotonda stradale di ingresso a Gela dicono di non riuscire più a sostenere gli aumenti. "Ottomila euro in più all'anno per ogni veicolo che percorre 100 mila chilometri e un prezzo del gasolio salito a oltre 2,16 euro al litro, con un rincaro di 0,35 euro rispetto a febbraio", hanno spiegato. 

Lo sfogo degli autotrasportatori siciliani

"Ad oggi, nessun politico della Regione Siciliana ci sta appoggiando e lo stesso presidente Renato Schifani non si è ancora attivato. La politica siciliana si dimostra assente e incapace di comprendere sia la gravità del problema sia le imminenti, pesanti conseguenze per l'intero territorio. Non abbiamo alcuna intenzione di cedere. Se sarà necessario, la protesta continuerà ad oltranza: senza risultati concreti, non libereremo i piazzali". Questo lo sfogo dello stesso coordinatore del comitato trasporto siciliano in merito al blocco dei tir cominciato oggi per protestare contro il caro carburanti e il costo delle navi. "Riteniamo - ha argomentato ancora - inspiegabile l'atteggiamento del ministro Matteo Salvini nei confronti degli autotrasportatori siciliani. Consideriamo un vero e proprio affronto la convocazione, fissata per il 27 ottobre prossimo, delle sigle sindacali nazionali che non stanno scioperando. Organizzazioni che beneficiano di un riconoscimento istituzionale, ma che nei fatti non fanno nulla per rappresentare i drammatici problemi della categoria nel Mezzogiorno. Alle prossime elezioni ci ricorderemo chiaramente di chi ci ha sostenuto e di chi, invece, ci ha abbandonato in un momento così drammatico". Per il comitato autotrasportatori "l'adesione al fermo dei trasporti ha superato ogni aspettativa, registrando una partecipazione totale. In tutta la regione non circola un solo mezzo pesante".

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I presidi in Campania

È iniziata dalla mezzanotte ed è tuttora in corso la protesta dei camionisti contro il caro carburante nelle arterie autostradali delle province di Caserta e Napoli. In particolare i mezzi pesanti sono in presidio nei pressi del casello di Nola sull'autostrada A30 Caserta-Salerno, e di quello di Caianello, sull'A1 Milano-Napoli. I presidi, comunque, stanno lasciando un varco per permettere il passaggio degli altri veicoli, ma stanno creando disagi alla circolazione. Altri mezzi sono in presidio a Caserta Sud. La Polizia Stradale sta monitorando la situazione. 

"Il cappio al collo"

"Stiamo messi male tutti, aziende e autisti, entrambi con il cappio al collo. Forse in molti ancora non se ne sono accorti, ma se si ferma l'autotrasporto si ferma il Paese". Sono arrabbiati e agguerriti gli autotrasportatori che da questa notte hanno dato vita al presidio contro il caro carburanti al casello autostradale di Nola (Napoli) sull'A30 Caserta-Salerno; altri presidi sono stati realizzati al casello di Caianello, sull'A1 Milano-Napoli. Per ora i disagi sono contenuti, visto che i manifestanti hanno fermato i camion fuori al casello lasciando però un varco per far passare gi altri veicoli. "Ma di qua non ci muoviamo" garantisce Paolo Cipolla, autista dipendente di un'azienda di trasporti di Nola, che trasporta farina per le pizze e parla per tutti gli altri colleghi in presidio. "Ormai la nostra non è più vita, ma una continua sfida a sopravvivere. Il gasolio è aumentato, così come l'autostrada, il pane, il latte, e persino le colazioni che facciamo ogni mattina. I soldi del trasporto, cioè quelli che percepiscono le aziende per far viaggiare merci e altri beni, sono sempre gli stessi, così come il mio salario da autista. Stiamo insomma tutti vivendo una situazione molto brutta, al limite, costretti a rompere i salvadanai dei nostri figli per poter andare avanti e arrivare a fine mese". 

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Riaperta l'uscita di Nola

Intorno alle 10:30 circa di oggi, sulla A30 Caserta-Salerno, è stata intanto riaperta l'uscita di Nola da entrambe le provenienze, precedentemente chiusa a causa della manifestazione in corrispondenza della stazione. Inoltre, sono terminati gli accodamenti nel tratto compreso tra il bivio con la A16 Napoli-Canosa e Nola in direzione Caserta. 

Il blocco in Puglia

Nell'ambito della protesta sul caro carburanti, è stato messo in atto un blocco degli autotrasportatori anche sulla tangenziale di Andria all'altezza di una rotatoria nei pressi di un distributore di carburanti. Finora in Puglia, dove la protesta degli autotrasportatori coincide con quelle degli olivicoltori e il blocco della raffineria Eni di Taranto, non si registrano finora disagi nei supermercati per l'approvvigionamento, perchè, da quanto si apprende, vengono garantiti i trasporti di beni di prima necessità. Si teme che possano esserci difficoltà nelle prossime ore per i corrieri.  Code si sono registrate già da ieri in alcune stazioni di servizio prese d'assalto, ad esempio ad Altamura nel barese, sulla statale 96, da chi, auto e mezzi pesanti, voleva rifornirsi di carburante.     

 

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La situazione in Basilicata

Le proteste sono state messe in atto anche in Basilicata dove circa cento tir stanno bloccando dalla notte il traffico pesante lungo la statale 106 ionica, all'altezza dello svincolo con la Fondovalle dell'Agri, a Scanzano Jonico, nel Materano. La mobilitazione, destinata a proseguire fino al 20 ottobre, interessa diversi snodi strategici della viabilità regionale. I presidi sono stati organizzati in particolare in corrispondenza degli incroci tra la Statale 106 e la Statale 598 Val d'Agri, a Scanzano Jonico, e tra la Ionica e la Statale 653 Sinnica, nell'area tra Rotondella e Policoro. Il blocco riguarda camion e autoarticolati, mentre viene garantito, 24 ore su 24, il transito di auto private, autobus di linea, scuolabus e mezzi di soccorso. Altri presidi sono segnalati nel Vulture Melfese, lungo la Bradanica e sulla Fondovalle del Noce.

Proteste spontanee

"Sono proteste spontanee, non governate e non proclamate dalle associazioni di categoria, il che rende il quadro ancora più inquietante perché significa che ci si sta muovendo nell'ambito della disperazione degli imprenditori", ha spiegato il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo. Sulla stessa linea Unatras, (Unione Nazionale delle Associazioni dell'Autotrasporto Merci) che ha parlato di "un malessere diffuso e non più sostenibile da parte delle imprese". Entrambe le associazioni hanno quindi sollecitato un intervento immediato del governo Meloni. "Chiediamo al governo una urgente convocazione ad horas delle associazioni d'autotrasporto, altrimenti dovremo ricorrere alla valutazione di un fermo nazionale e si bloccherà il paese", ha sottolineato Russo. "Se non convocherà con massima urgenza un incontro si assume la responsabilità di consegnare il settore alla paralisi totale", aveva avvertito Unatras. 

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La base delle proteste

Alla base delle proteste c'è il mancato sblocco delle risorse stanziate già lo scorso maggio proprio per contrastare il caro gasolio "ma che ancora non sono arrivate" a destinazione. Servono, tra l'altro, "ulteriori stanziamenti", anche considerando che continua la corsa al rialzo del diesel. Dall'inizio della guerra ad oggi c'è stato "un aumento di più di 50 centesimi al litro", ha sottolineato il presidente di Conftrasporto. 

L'emergenza carburante

Tra l'altro la crisi logistica, che sta interessando la rete di distribuzione, anche per lo sciopero della raffineria di Taranto, ha innescato un'emergenza carburanti in diverse aree del Paese, come in Puglia e Calabria. Nel foggiano quasi tutti i distributori sono a secco, a Cosenza la stragrande maggioranza delle stazioni di servizio ha completamente esaurito le scorte di benzina e diesel, gettando nel caos la mobilità urbana. Il problema si sta estendendo anche ad altre province e città, come Catanzaro, dove la maggior parte delle pompe ha finito le scorte. "Il governo Meloni intervenga subito sull'emergenza carburanti, ormai estesa a tutto il Sud", è stato il sollecito del Pd Calabria. Mentre il presidente di Confindustria Puglia, Nicola Delle Donne, ha segnalato che "molte imprese rischiano di fermarsi per la mancanza di carburante: dai trasporti alle infrastrutture e alle costruzioni". 

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La preoccupazione di Federdistribuzione

Federdistribuzione, data l asituazione, ha espresso "forte preoccupazione" per lquanto si sta delineando nel Sud Italia, dove proteste e blocchi dell'autotrasporto "rischiano di compromettere la continuità delle attività economiche e di aggravare le difficoltà delle imprese e delle famiglie".  ''È urgente che il confronto tra istituzioni e le parti interessate porti a soluzioni concrete che consentano di affrontare l'aumento dei costi energetici e dare sollievo alle imprese, già sottoposte a forti pressioni sui costi di gestione'', ha sottolineato una nota di Federdistribuzione. ''Pur nel pieno rispetto del diritto a manifestare, è fondamentale garantire l'ordine pubblico e impedire che i blocchi compromettano la mobilità delle merci, la continuità delle attività produttive e commerciali e il lavoro delle imprese. Il protrarsi di queste situazioni rischia infatti di generare ulteriori danni economici, con ricadute sull'intera filiera distributiva e sui cittadini'', è stato aggiunto.

Il commento di Bonelli

"Le immagini delle proteste dei tir contro il caro carburanti colpiscono profondamente, perchè raccontano un'Italia che soffre. Pochi giorni fa c'erano gli agricoltori che protestavano davanti a Montecitorio. L'aumento dei prezzi dei prodotti agricoli ha raggiunto livelli insostenibili. Tutto questo dipende anche da una politica energetica sbagliata. Basta dire che è sempre colpa dell'Europa o di qualcun altro. Sono stati spesi 60 miliardi di euro pubblici, lo ha detto Giorgia Meloni, senza riuscire ad adottare un provvedimento strutturale che consentisse di ridurre la dipendenza dal gas e aumentare il peso delle energie rinnovabili. E quando Giorgia Meloni mi accusa di essere ideologico, vorrei ricordarle quello che abbiamo appena ascoltato da un pescatore, che non riesce più a pescare perchè il mare è troppo caldo. Abbiamo una siccità che sta riducendo le aree agricole destinate alla coltivazione e che contribuisce all'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari". Queste le parole, ad Agorà su Rai 3, del deputato di Avs Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde.

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