Lo speciale sul caso della ricina a Campobasso
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Avvelenate con ricina, la pista resta quella delle relazioni nascoste

Cronaca

Gli inquirenti si stanno concentrando sulla vita coniugale di Di Vita e sui recenti approfondimenti investigativi che hanno riguardato il web e il materiale sequestrato

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Si rimane sulla pista delle relazioni personali e di presunti motivi sentimentali nelle indagini sul cosiddetto giallo di Pietracatella (Campobasso), ovvero la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvelenate con la ricina durante le feste natalizie del 2025. Questo quanto trapela da fonti qualificate dopo gli sviluppi degli ultimi giorni. L'indagine ruota attorno a relazioni nascoste e a quanto emerso dai recenti approfondimenti investigativi che hanno riguardato il web e il materiale sequestrato.

Approfonditi problemi coniugali tra Di Vita e sua moglie

Vengono approfonditi anche i problemi coniugali tra Gianni Di Vita e sua moglie Antonella, emersi anche dalle analisi effettuate nei mesi scorsi sui dati contenuti nel telefono della donna. Servirà tempo, invece, per conoscere i contenuti dei dati dei computer acquisiti ieri e oggi a Riccia (Campobasso), nel liceo Scientifico dove insegna l'amica di Gianni Di Vita più volte sentita come testimone nei mesi scorsi. Per ora si è proceduto solo a copiare informazioni che saranno analizzate successivamente da esperti incaricati dalla Procura di Larino (Campobasso) che coordina l'inchiesta.

Altre rivelazioni

Un pranzo di lavoro con i colleghi di studio al quale partecipò oltre a Gianni Di Vita, anche Antonella Di Ielsi. A rivelarlo è il Tg1, che riporta uno dei verbali di Di Vita raccolti dalla polizia di Campobasso nei giorni seguenti la tragedia familiare.

In quella circostanza, ha rivelato Di Vita, "in una trattoria del capoluogo molisano il 22 dicembre a pranzo, mangiammo molto e alla fine restò un piatto di cozze cucinate. Mia moglie chiese un contenitore per poi portarle a casa principalmente per mia figlia Sara che ne era golosa". L'ex sindaco di Pietracatella, sempre secondo quanto riportato dal Tg1, ha raccontato poi di non ricordare con esattezza quando hanno poi mangiato quelle cozze portate a casa, se la sera stessa del 22 dicembre o a pranzo o durante la cena del 23 dicembre. "È probabile - ha detto Di Vita alla polizia - che quelle cozze sono state mangiate solo da me, Antonella, e Sara". I residui dei pasti del 22 e 23 dicembre sono stati immediatamente gettati nella spazzatura e non è stato possibile recuperare il contenitore delle cozze per essere esaminato nell'ambito delle indagini per risalire al vettore della ricina.

 

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