Strage di Linate, 25 anni fa l'incidente aereo più grave avvenuto in Italia: 118 vittime
L’8 ottobre 2001 il più grave incidente nella storia dell’aviazione civile italiana si verificò sulle piste dello scalo milanese: due velivoli, un MD-87 della SAS e un Cessna CJ2 privato, si scontrarono durante il rullaggio e l’aereo di linea si schiantò contro un edificio adibito allo smistamento bagagli. Le vittime furono 118 tra passeggeri ed equipaggio dei due velivoli e quattro dipendenti dell’aeroporto
8 OTTOBRE 2001
- Sono passati 25 anni dall’8 ottobre 2001, giorno in cui è avvenuto quello che è entrato nella memoria come il più grave incidente nella storia dell’aviazione civile italiana. La strage di Linate ha visto l’impatto tra due aerei, uno dei quali è finito contro un edificio adibito allo smistamento bagagli. Il bilancio è stato di 118 vittime tra passeggeri ed equipaggio dei due velivoli e alcuni dipendenti che si trovavano nell’edificio colpito.
LA DINAMICA
- La mattina dell’8 ottobre 2001, intorno alle 8.10, un McDonnell Douglas MD-87 della SAS, diretto a Copenaghen, iniziò il rullaggio per il decollo dall’aeroporto di Milano Linate. Quel giorno le condizioni atmosferiche erano pessime: a causa di una nebbia fitta, un Cessna Citation CJ2 privato entrò per errore nella pista di decollo e i due velivoli finirono per scontrarsi. L’MD-87, gravemente danneggiato nell’impatto, uscì di pista e si schiantò contro un edificio adibito allo smistamento bagagli.
COMBINAZIONE DI CAUSE
- Ricostruire la dinamica dell’incidente significa mettere insieme una concatenazione di errori umani e carenze nei sistemi di sicurezza aeroportuale. Il Cessna privato, durante il rullaggio, complice anche la nebbia, imboccò la pista sbagliata e finì sulla pista principale dedicata al decollo dell’aereo di linea. Quel giorno, inoltre, il radar di terra (SMGCS) non era operativo e le comunicazioni relative al traffico di superficie venivano gestite tramite comunicazioni radio.
LE VITTIME
- Gli occupanti dei due velivoli non ebbero nessuna possibilità di salvarsi a causa del forte impatto e dell’incendio scaturito subito dopo. Stessa sorte per i quattro addetti allo smistamento bagagli che, in quel momento, si trovavano nell’edificio colpito dall’aereo di linea. A peggiorare la situazione fu la nebbia fitta che circondava lo scalo milanese che non permise l’arrivo tempestivo dei soccorritori.
UNICO SOPRAVVISSUTO
- Nella strage ci fu un unico sopravvissuto. Pasquale Padovano, quinto uomo addetto ai bagagli, anche se gravemente ustionato su gran parte del corpo riuscì a restare in vita. Le sue condizioni risultarono critiche fin da subito: Padovano rimase in coma per quasi quattro mesi e nel corso degli anni dovette affrontare oltre cento interventi chirurgici. Nel 2002, dopo circa 14 mesi di ricovero, poté lasciare l'ospedale Niguarda.
LE RESPONSABILITÀ
- Come anticipato, la strage fu provocata da una serie di eventi di diversa natura. Le successive indagini misero in luce problemi organizzativi, operativi e tecnologici che contribuirono a creare le condizioni dell'incidente. Al termine della vicenda giudiziaria, infatti, vennero individuate responsabilità non soltanto nella condotta dei piloti, ma anche nella gestione e nell'organizzazione della sicurezza dello scalo.
CONDIZIONI METEO
- Una variabile importante fu la nebbia. Le condizioni meteo, quel giorno, non erano ottimali perché lo scalo milanese di Linate era avvolto da una coltre grigia. La visibilità sulla pista di decollo era minore di 200 metri e molti voli in arrivo e in partenza stavano subendo pesanti ritardi. Il volo di linea della SAS, diretto a Copenaghen, sarebbe dovuto partire alle 7.35 ma, alla fine, gli era stato assegnato un CTOT (orario calcolato di decollo) alle 8:16. Il Cessna invece, che sarebbe dovuto partire alle 7:45, aveva ricevuto come CTOT le 8:19.
IL RAPPORTO DELL’ANSV
- A stabilire cosa è successo a Linate l’8 ottobre 2001 è il rapporto finale pubblicato il 20 gennaio 2004 dall'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (ANSV). Il documento ricostruisce la sequenza dell'incidente e distingue tra causa immediata e fattori che resero possibile l'errore: per l’ANSV, quindi, non è stata solo colpa dei due piloti. Sicuramente la causa effettiva fu l'ingresso del Cessna sulla pista sbagliata, ma ci furono condizioni varie che permisero che quell'errore non venisse individuato in tempo.
CONCATENAZIONE DI CAUSE
- Tra le cause che, concatenate l’una con l’altra, hanno portato all’impatto mortale, ci furono la segnaletica aeroportuale non chiara, la bassa visibilità data dalla nebbia, gli scarsi sistemi di gestione del traffico al suolo e il sistema radar di terra che non era operativo. Per l’ANSV vi furono, inoltre, problemi nelle comunicazioni e nell'interpretazione delle informazioni tra l’equipaggio del Cessna e la torre di controllo.
IL PROCESSO
- Il processo per la strage di Linate iniziò il 20 novembre 2002 con undici persone, tra dirigenti e dipendenti di ENAV, ENAC e SEA, rinviate a giudizio con accuse di disastro colposo e omicidio colposo plurimo. La vicenda giuridica si concluse definitivamente il 20 febbraio 2008, quando la Corte di Cassazione confermò la sentenza d’appello: Sandro Gualano: 6 anni e 6 mesi; Fabio Marzocca: 4 anni e 4 mesi; Paolo Zacchetti: 3 anni; Antonio Cavanna e Giovanni Lorenzo Grecchi: 3 anni ciascuno.