Capotreno ucciso a Bologna, imputato colpisce la gabbia vetro e insulta la sua legale
CronacaMarin Jelenic, accusato dell'omicidio del 34enne Alessandro Ambrosio, è stato portato via dall'aula perché ha cominciato a prendere a pugni e calci la gabbia di vetro dove era rinchiuso e ad insultare la sua avvocata, con parolacce e sputi. L'imputato, che è stato dichiarato capace di intendere e volere dalla perizia psichiatrica, è stato quindi condotto nuovamente in carcere
È ripreso oggi, mercoledì 23 settembre, con momenti di tensione in aula, davanti alla Corte d’Assise di Bologna, il processo a Marin Jelenic, il 36enne croato senza fissa dimora accusato dell’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, 34 anni, ucciso con una coltellata alla schiena il 5 gennaio scorso nel parcheggio del piazzale Ovest della stazione di Bologna. Il movente dell’aggressione non è ancora stato chiarito. Al centro dell’udienza odierna c’era la perizia psichiatrica disposta dalla Corte: il perito Domenico Berardi ha concluso che Jelenic è capace di intendere e di volere e di partecipare al processo. In aula sono stati ascoltati anche i consulenti delle parti.
L'avvocata della difesa ha chiesto di essere dispensata dall'incarico
Durante la deposizione del perito, l’imputato si è scagliato contro le pareti della gabbia di vetro, insultando le guardie e la sua legale e sputando, oltre a dire che questo "è un processo politico, condotto in modo indegno e mafioso e che l'Italia è un Paese mafioso". Il presidente ha disposto il suo allontanamento dall’aula e il trasferimento in carcere. L’avvocata di Jelenic, Marialuisa Marcuccio, dopo gli insulti ricevuti, ha chiesto di essere dispensata dall’incarico. L’udienza è presieduta dal giudice Pasquale Liccardo, con il pm Michele Martorelli. I genitori della vittima, Luigi e Lisa Ambrosio, sono costituiti parte civile con l’avvocato Simone Sabattini. In aula anche la fidanzata di Alessandro e altri familiari.
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La perizia: "Capace di intendere e di volere"
"Quando lo abbiamo visitato, si è presentato in buono stato, lucido, orientato, coerente, in controllo della situazione", è stato il resoconto, in aula a Bologna di Berardi. Per il perito della Corte d'assise, l’uomo non ha manifestato problemi psicotici: "Non sono mai emersi sintomi deliranti". Il perito ha descritto l’imputato come "intelligente, abile. Ha cercato di gestire la situazione ed era molto spigliato" così come "è rimasto sempre freddo, distante". Nel corso dell’esame, ha aggiunto Berardi, Jelenic ha negato ogni coinvolgimento nell’omicidio e ha insistito per parlare in inglese nonostante conosca bene l’italiano. Il professionista ha inoltre riferito che l’uomo abusa di alcol, precisando che "quando non è sotto effetto di sostanze è lucido".
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Un passato di aggressioni e minacci per Jelenic
Dalla documentazione esaminata è emerso un passato di aggressioni e minacce nei confronti di altre persone. Quanto al consumo di alcol, il consulente della Procura, Stefano Ferracuti, ha sottolineato "una condizione di abitualità, che genera in lui crisi aggressive distruttive, violente". Rispondendo a una domanda del pm sulla possibile presenza di tratti sadici, Ferracuti ha specificato: "Che Jelenic possa provare piacere nell’imporsi, nel controllare e nel dominare gli altri, è stato evidente nel nostro incontro. In questo senso una dimensione sadica c’è". La perizia di Berardi evidenzia la capacità di intendere e di volere dell’imputato e la sua capacità di partecipare al processo. Conclusioni condivise anche dal consulente della Procura.