Depositata l'opposizione all'archiviazione dell'inchiesta sul caso, richiesta dalla procura di Termini Imerese che ha coordinato le indagini. La pallavolista 21enne era annegata lo scorso anno durante un party a Bagheria
Gli avvocati Antonio, Marco e Paolo Ingroia - legali della famiglia di Simona Cinà, la pallavolista di 21 anni morta annegata in una piscina durante un party a Bagheria l'anno scorso - hanno depositato opposizione all'archiviazione dell'inchiesta sul caso, richiesta dalla procura di Termini Imerese che ha coordinato le indagini. Secondo i legali della famiglia Cinà "l'atto di opposizione" - hanno spiegato nel corso di una conferenza stampa - "si articola in una serie di osservazioni circa l'inadeguatezza delle indagini svolte, le evidenti lacune investigative soprattutto nelle prime ore successive al decesso di Simona Cinà, l'incompletezza degli accertamenti medico-legali e il mancato approfondimento di tutti i profili dai quali potessero evidenziarsi responsabilità penali colpose". Inoltre, "la richiesta del pm" - ad avviso degli avvocati - "è fondata su una ricostruzione non sufficientemente dimostrata, contraddittoria e condizionata sin dall'inizio da un'ipotesi investigativa pregiudiziale, tendente a escludere qualsiasi responsabilità di terzi nella causa dell'evento, finendo dunque per privilegiare l'ipotesi ricostruttiva secondo cui la morte di Simona sarebbe stata conseguenza di un ingresso autonomo o accidentale in acqua, seguito dall'impossibilità di riemergere a causa del grave stato di intossicazione alcolica, senza l'influenza della condotta di alcuno".
"Trascurate in sede d'indagine ipotesi alternative"
Le indagini dunque - sostengono gli avvocati - "appaiono condizionate da questo pregiudizio, inducendo gli inquirenti a trascurare ipotesi alternative che contemplassero l'intervento, anche soltanto colposo o accidentale, di terzi". In sintesi occorre continuare a indagare perché non è stata adeguatamente esplorata la possibilità che Simona possa essere caduta nella piscina per una spinta - intenzionale o accidentale - anche per uno scherzo. Una tesi tutt'altro che astratta dato che - spiegano i legali - dalle indagini è emerso che durante la stessa festa vi erano stati episodi nei quali altri invitati erano stati gettati in acqua. In particolare, un'altra ragazza era stata a sua volta buttata in piscina vestita e aveva inoltre avuto, poche ore prima della morte di Simona, difficoltà a riemergere autonomamente, tanto da richiedere l'intervento di un'altra invitata. Ma occorre anche approfondire le posizioni di alcuni le cui condotte - attive e omissive - potrebbero astrattamente configura responsabilità per omicidio colposo. Così come è sempre ciò che i legali chiedono con l'istanza di opposizione - bisogna verificare la posizione degli organizzatori della festa con circa 80 invitati, disponibilità incontrollata di ingenti quantità di superalcolici, utilizzo notturno di una piscina scarsamente illuminata, assenza di vigilanza e musica ad alto volume.