Lavitola resta in carcere, confermata aggravante metodo mafioso

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Lo hanno deciso i giudici del Riesame di Roma respingendo l'istanza dei difensori, in merito alla vicenda dell'attentato al giornalista ex conduttore di Report Sigfrido Ranucci

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Resta in carcere Valter Lavitola, accudato e reo confesso di essere il mandate dell'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci avvenuto a Pomezia, vicino Roma, il 16 ottobre del 2025. Lo hanno deciso i giudici del Riesame di Roma respingendo l'istanza dei difensori. Confermata per l'indagato l'aggravante del metodo mafioso.

"Non condividiamo decisione Riesame"

“Il tribunale del Riesame ha confermato l'ordinanza cautelare. Chiaramente noi rispettiamo in pieno quelle che sono le decisioni della magistratura, anche se non le condividiamo assolutamente sia in fatto che in diritto. Ora attenderemo che siano depositate le motivazioni che arriveranno entro 45 giorni ma già oggi presenteremo ricorso in Cassazione, quindi per saltum, contro l’ordinanza del gip che ha rigettato la nostra richiesta sulla perdita di efficacia della custodia cautelare che riteniamo sia ampiamente fondata”. E’ quanto afferma l’avvocato Sergio Cola, difensore di Valter Lavitola.

Le indagini

Intanto proseguono le indagini della Procura di Roma relativa all'attentato al giornalista avvenuto a Pomezia nell'ottobre del 2025. Ci sarebbero, secondo quanto rilevato dalla Procura, presunti buchi temporali nelle comunicazioni tra Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci. Un dato confermato dall'analisi dei telefoni cellulari e dal pc sequestrato all'imprenditore accusato e reo confesso di essere il mandante dell'azione dinamitarda. Si tratterebbe in sostanza di cancellazioni sospette nelle chat, sia nella fase precedente all'attentato che dopo. Elementi che stanno portando gli inquirenti, che hanno affidato le indagini ai Nuclei Investigativi dei carabinieri di Roma e Frascati, ad ulteriori verifiche.

Sul fronte delle indagini, dopo avere incassato dal Riesame conferme all'impianto accusatorio, i pm della Dda, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, avvieranno ulteriori filoni di indagine relativi agli "affari finanziari" di Lavitola che aveva anche interessi legati al carbon credit in Africa.

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