Il figlio uccise Cinzia Pinna, madre di Ragnedda denuncia il marito: "Violenze da 30 anni"

Cronaca
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La donna è la madre di Emanuele Ragnedda, reo confesso dell'omicidio della 33enne. "Ho trovato il coraggio di denunciare grazie a lei", ha detto in un'intervista nella quale ha raccontato di essere perseguitata dal marito, nonché padre di Ragnedda

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È stata presentata ieri ed è arrivata questa mattina alla Procura della Repubblica di Tempio Pausania la denuncia di Nicolina Giagheddu nei confronti del marito Mario Ragnedda. La donna, madre di Emanuele Ragnedda, reo confesso dell'omicidio di Cinzia Pinna - la 33enne di Castelsardo uccisa con tre colpi di pistola al volto all'interno della tenuta Concaentosa tra Palau e Arzachena la notte del 12 settembre 2025 - ha nominato come legali le avvocate Angela Corda e Rosalia Deiana. Nelle 21 pagine depositate, alle quali sono stati allegati numerosi video e registrazioni audio, la donna racconta le violenze subite nel corso di trent'anni dal marito e padre di Emanuele Ragnedda, affermando di aver trovato la forza e il coraggio di denunciare proprio dopo che suo figlio ha ucciso Cinzia Pinna. Giagheddu, in un'intervista rilasciata a "la Repubblica", ha parlato della "volontà di rendere giustizia a tutte le donne vittime di violenza e di femminicidio, come Cinzia Pinna, ma anche di vedere riconosciuta giustizia per se stessa". E proprio sulla ragazza uccisa ha detto: "Sulla terra di mio padre, sulla mia terra, a Conca Entosa, è stato versato il sangue di Cinzia. Il suo corpo è stato gettato tra i rovi della tenuta dove è rimasto per 12 giorni. Tutti hanno definito quella ragazza fragile e invece non è così. È talmente forte da avere dato anche a me il coraggio di denunciare e di non restare più in silenzio".

Le dichiarazioni

Nicolina Giagheddu, che ha ripudiato suo figlio dopo l'arresto, ha parlato del fatto che anche lui avrebbe assistito per anni alle violenze da lei subite all'interno delle mura domestiche. 

"Ha già tentato di uccidermi in passato", ha detto del marito Mario Ragnedda. La donna ha affermato di essersi separata dal marito dopo il ritrovamento del corpo di Cinzia Pinna. "Dal 7 ottobre 2025 ho lasciato la casa coniugale, la notizia l'ho tenuta riservata. Da novembre ho rotto ogni rapporto ma lui continua a perseguitarmi. Lo trovo appostato sotto la mia nuova residenza o davanti ai ristoranti che frequento. Questo mi crea una continua tensione. È stata annullata la mia identità. Lui ha messo in atto un sistema di dominio, orientato a limitare la mia autonomia fino a rendermi incapace di esprimere liberamente la mia volontà. Anche sulle mie proprietà. Ha fatto crescere nostro figlio in un clima di odio e violenza". 

La donna ha raccontato nei dettagli le violenze subite negli anni: "Sono stata picchiata per trent’anni, lui mi dava pugni in testa per banali disguidi, venivo rinchiusa in casa, umiliata, minacciata di morte. Una sera mi picchiò poco prima di un evento con Peter Gabriel in una delle mie tenute. Sul divano del salotto c’era sempre una pistola in bella vista con il caricatore inserito che più volte mi è stata puntata contro. Un giorno ha cercato di buttarmi giù da un terrazzo, in un audio mi ha annunciato che mi avrebbe impiccata. Dopo che è morta Cinzia, mi ha detto che mi avrebbe fatta sparire e mi avrebbe dato in pasto ai maiali perché sono una gatta randagia. Nei confronti delle donne ha sempre avuto parole di disprezzo, definendo le vittime di femminicidio colpevoli perché se la vanno a cercare".

 

La risposta di Ragnedda

"Le accuse della signora Nicolina Giagheddu sono destituirete di qualsiasi fondamento e gravemente lesive della propria onorabilità". Lo scrivono gli avvocati Gabriele Satta e Luca Montella, legali di Mario Ragnedda, padre di Emanuele. Ragnedda ha affidato a una nota stampa diffusa questo pomeriggio dai suoi legali la smentita riguardo l'intervista a Nicolina Giagheddu, pubblicata oggi dal quotidiano "la Repubblica". "Pur nella piena consapevolezza della falsità, gravità e ferocia delle accuse - si legge nella nota dei due avvocati - il sentimento prevalente in Mario Ragnedda è quello di una profonda e infinita tristezza: la tristezza di un uomo mite che ha dedicato l'intera vita, il proprio lavoro e innumerevoli sacrifici alla propria famiglia, alla moglie e al figlio Emanuele". I legali di Ragnedda parlano di una "descrizione fornita e di fatti raccontati, frutto di pura invenzione e di una gravissima alterazione della realtà", e replicano descrivendo un quadro opposto a quello raccontato nell'intervista dalla donna che ha accusato l'ex marito di 30 anni di violenze e vessazioni. "È la signora Giagheddu ad aver mantenuto negli anni condotte aggressive, minacciose e prevaricatrici anche di fronte a testimoni, rivolte non solo nei confronti del marito ma anche del figlio. Di fronte ad esse la reazione del signor Ragnedda è sempre stata un imbarazzato e doloroso silenzio. Non sono chiare le reali motivazioni che spingono oggi la Giagheddu a tali esternazioni: non possono escludersi tuttavia ragioni di natura economica, collegate ad ingenti somme di denaro sottratte al marito e al timore di dovute e necessarie azioni di tutela e reintegrazione patrimoniale". I legali concludono la nota ribadendo la fiducia di Mario Ragnedda nella magistratura, e riservandosi di denunciare per calunnia e querelare per diffamazione Nicolina Giagheddu "al pari di tutti coloro che riterranno di diffondere e commentare aderendovi le falsità che la donna scrive e propala con ogni mezzo a suo carico". 

 

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