"Controlli incrociati Asl-Questure su chi ha armi": l'appello del figlio di Di Bartolomei

Cronaca
©Getty

Il 44enne, in una lettera al Corriere, ricorda il padre Agostino, ex capitano della Roma morto suicida nel 1994, e chiede l'applicazione di una norma che revoca temporaneamente le armi a chi è stato segnalato con fragilità psicologiche. Un sistema che, secondo lui, potrebbe evitare molte tragedie come quelle di Pietralata, Apice e Finale Ligure

ascolta articolo

Dopo gli omicidi-suicidi di Pietralata, Apice e Finale Ligure, tre tragedie che nell'ultima settimana hanno riacceso il dibattito sulla prevenzione e sull'accesso alle armi, sul tema è intervenuto Luca Di Bartolomei, figlio dello storico capitano della Roma Agostino, che nel 1994 si tolse la vita con un'arma da fuoco. In una lettera al Corriere della Sera, il 44enne ha chiesto di applicare una norma che esiste da 13 anni, ma ancora rimasta inapplicata, che consente controlli incrociati fra Asl, servizi di assistenza e questure, per revocare temporaneamente porto e detenzione a chi è in cura per depressione, in terapia con psicofarmaci o ha avuto un ricovero psichiatrico.

Il racconto del suicidio del padre

“Io un padre che si è tolto la vita con un’arma da fuoco ce l’ho avuto, ed è da lui che vorrei partire, perché in questi giorni un pensiero mi accompagna e non riesco a scacciarlo", ha scritto Luca Di Bartolomei al Corriere della Sera. "Agostino si è sparato il 30 maggio 1994 e da allora porto dentro una domanda che le cronache di questi giorni hanno reso ancora più urgente: perché, nel momento più buio che si possa attraversare, mio padre ha scelto di non portare via anche noi? Perché ha scelto, restando solo con il suo dolore, di non trasformarlo in una condanna per chi amava?", si legge ancora nella lettera. "Ho sempre pensato che la sua fede cattolica, profonda e mai esibita, abbia avuto un peso in quella scelta: un argine che ha tenuto anche quando tutto il resto stava cedendo. Non lo dico per fare, io ateo, della teologia a buon mercato - precisa Luca -, né per giudicare chi non ce l'ha fatta; perché chi arriva a quel punto è, prima di tutto, malato di un dolore che va compreso, non condannato. Lo dico perché credo che qualsiasi discorso sulle armi debba tenere insieme due piani che i giornali, per necessità di sintesi, tendono a separare: la fragilità psichica di chi si arma o è già armato, e la disponibilità materiale, semplicissima nel nostro Paese, dello strumento che trasforma quella fragilità in strage”.

Approfondimento

Strage di Pietralata, hanno sparato entrambi i genitori

L’appello per l’applicazione della norma

“Da 13 anni - ha specificato nella lettera inviata al quotidiano milanese - esiste una norma che consentirebbe l'incrocio dei dati fra i database della Sanità e quelli dell'Interno, per revocare temporaneamente porto e detenzione a chi è in cura per depressione, in terapia con psicofarmaci o ha avuto un ricovero psichiatrico. Undici anni, e quella norma resta lettera morta". Poi l'appello finale: "Non sapremo mai quante tragedie si sarebbero potute evitare, o almeno rendere meno probabili, con un sistema che segnalasse in tempo reale una crisi in corso. Ma so che continuare a rimandare l'attuazione di controlli incrociati fra Asl, servizi di assistenza e questure, è una scelta politica (trasversale), non un destino”. 

Approfondimento

Omicidio-suicidio a Finale Ligure: trovati morti padre, madre e figlio

Cronaca: i più letti