Lo speciale sul caso della ricina a Campobasso
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Avvelenate dalla ricina a Campobasso, proseguono le indagini

Cronaca
©Ansa

Non si ferma il lavoro investigativo: tra i 131 reperti sequestrati nella casa della famiglia Di Vita a Pietracatella, ci sarebbero residui di pane, un cestino per l'immondizia, oltre che un contenitore con liquido medicale ed una spazzola

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Proseguono le indagini degli inquirenti per cercare di far luce sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e di Sara Di Vita, 15 anni, uccisa dalla ricina a Campobasso. Gli inquirenti stanno continuando a lavorare per stabilire la verità dietro il giallo di Pietracatella (COSA SAPPIAMO). Proprio di recente sono stati sequestrati, nella casa della famiglia Di Vita, residui di pane, un cestino per l'immondizia, oltre che un contenitore con liquido medicale ed una spazzola. Sono alcuni dei 131 reperti recuperati dalla polizia scientifica durante un sopralluogo avvenuto alla fine del mese di luglio proprio a Pietracatella.

Gli oggetti sequestrati dalla polizia scientifica

Secondo quanto riferito dal Tg1, nella lista degli oggetti e dei liquidi sequestrati dagli investigatori ci sarebbero poi anche un liquido per pavimenti, una borraccia ed una bottiglia vuota. Ma non è tutto, perché gli agenti della polizia scientifica hanno effettuato pure una serie di tamponi in ogni angolo della casa dove viveva la famiglia coinvolta nel giallo, compresi quelli sulle impronte di un paio di scarpe. Nell'abitazione, tra l'altro, sono stati rinvenuti anche guanti in gomma verdi, un sacchetto in plastica rosso con la scritta "Monique" e un filtro per l'aspirapolvere.

Le possibili tracce di veleno e lo studio di Di Vita

Si tratta, è emerso ancora, di oggetti sui quali potrebbe essere presente ancora qualche traccia del veleno che ha messo fine alla vita di madre e figlia a fine dello scorso anno. In occasione del sopralluogo, tra l'altro, gli investigatori sarebbero entrati anche nello studio di Gianni Di Vita, papà e marito delle due vittime che esercita l'attività di commercialista in un appartamento di fronte a quello di famiglia. 

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Il confronto e i campioni di sangue

Sempre nell'ambito delle indagini, lo stesso Di Vita è stato convocato negli uffici della polizia. Durante il confronto con gli inquirenti è stato messo a confronto, stando alle indiscrezioni trapelate, con una sua amica professoressa, già sentita più volte in passato e anche nei giorni scorsi. Molto probabilmente sono emerse ricostruzioni diverse su alcuni fatti legati al giallo e così si è reso necessario mettere a confronto quanto detto dai due testimoni in precedenza. Il tutto davanti alla procuratrice Elvira Antonelli e al capo della Squadra Mobile, Marco Graziano. Ma sono proseguite anche le deposizioni di altri testimoni, anche perché uno step ulteriore è stato compiuto. Da Berlino sono arrivati i primi esiti degli esami del sangue effettuati sullo stesso Di Vita e sulla sorella di Sara, Alice, dopo i prelievi effettuati ad inizio luglio.

I quesiti della procura

Secondo quanto comunicato agli inquirenti dagli esperti tedeschi del Robert Koch Institute, nei campioni non sarebbero emerse, al momento, evidenze di un'esposizione alla ricina. C'è attesa, però, per la relazione finale con le risposte a tutti i quesiti messi in campo dalla procura. "Non c'è, al momento, ancora una comunicazione scritta circa la positività anticorpale - ha spiegato Antonelli -. L'esame è particolarmente impegnativo e le risposte attese sono due. Le indagini continuano con acquisizioni di informazioni da parte delle persone informate sui fatti. Non ci sono, allo stato, indagati". Proprio in Germania si stanno analizzando alimenti e reperti sequestrati nella casa di Pietracatella a dicembre e gennaio scorsi e poi ancora durante il sopralluogo dello scorso 30 luglio; inoltre si attendono anche gli esiti sugli accertamenti informatici legati ai dati contenuti in computer, tablet, telefoni e modem sequestrati durante le indagini e appartenuti alle vittime e ai loro familiari.

Un doppio filone

Sulla vicenda di Pietracatella, intanto, è in corso un'inchiesta con un doppio filone. Il primo è legato all'ipotesi di reato di omicidio colposo e vede indagati 5 medici che si occuparono di Sara e Antonella durante le ore precedenti alla morte. Le vititme, infatti, avevano accusato un malore mentre si trovano nella loro abitazione e si erano recate al pronto soccorso dell'ospedale Cardarelli di Campobasso, dove erano state visitate e successivamente dimesse. Il secondo filone, invece, è quello per duplice omicidio premeditato ed è ancora contro ignoti.

Centinaia di persone sentite 

In questi mesi di indagini sono state sentite centinaia di persone e sono stati svolti accertamenti tecnologici di rilievo. Inoltre sono stati coinvolti i massimi esperti di veleni a livello nazionale e internazionale, prima con il Centro Antiveleni "Maugeri" di Pavia e poi proprio con il Robert Koch Institute di Berlino. 

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