Avvelenate con la ricina a Campobasso, convocato in Questura il sindaco di Pietracatella
CronacaSi tratta di Antonio Tomassone, da sempre molto vicino a Gianni Di Vita, marito e padre di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, morte a dicembre per avvelenamento da ricina. Il primo cittadino è stato convocato dalla Squadra Mobile per essere sentito dagli investigatori
Continuano senza sosta le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute alla fine di dicembre all'ospedale Cardarelli di Campobasso dopo un avvelenamento da ricina. Questa mattina la Squadra Mobile di Campobasso ha convocato in Questura il sindaco di Pietracatella Antonio Tomassone.
Il primo cittadino sentito sulla vicenda
Tomassone, da sempre legatissimo a Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime, ex sindaco e per anni consigliere comunale del paese molisano, è stato rieletto proprio pochi giorni fa alla guida dell'amministrazione comunale. Il primo cittadino è arrivato in Questura poco prima delle 11 per essere sentito dagli investigatori.
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Le parole del sindaco dopo l'audizione
"Non ero ancora stato sentito, credo anche perché in paese ci sono state le elezioni, e penso sia normale che anche io sia stato convocato. Gli inquirenti stanno sentendo un po' tutti per capire realmente cosa sia accaduto e io mi fido del loro lavoro". Così ha dichiarato il sindaco Antonio Tomassone uscendo dalla Questura di Campobasso, dove è stato ascoltato come testimone nell'ambito dell'inchiesta su Sara Di Vita e di sua madre Antonella Di Ielsi. Al primo cittadino sono state rivolte diverse domande anche sull'attività politica svolta insieme a Gianni Di Vita. "Non posso riferire i dettagli - ha spiegato - ma si è parlato di tutto ed è normale che ci siano accertamenti su tutto, io sono stato assessore con Gianni sindaco". "Abbiamo capito che ci vorrà tempo perché la situazione è complessa - ha aggiunto -. La nostra comunità ora chiede solo di poter vivere con un po' di tranquillità questa attesa degli sviluppi delle indagini". "Proviamo ad andare avanti, a tornare alla normalità - ha concluso - ma allo stesso tempo restiamo stretti attorno ai parenti delle vittime, resta un grande dolore per tutti ma la comunità deve andare avanti". Infine i giornalisti gli hanno chiesto come sta ora Gianni Di Vita. "È giù - ha risposto - anche perché non riescono a vivere una vita normale per la elevata pressione mediatica".