Milano, restaurato toro in Galleria Vittorio Emanuele: polemiche su testicoli "cancellati"

Cronaca

Tra cittadini e visitatori c'è la percezione diffusa che gli attributi dell’animale, da sempre protagonisti di un rito scaramantico, siano stati ridimensionati o addirittura cancellati. Il Comune di Milano ha risposto precisando che il restauro ha ripristinato i colori originali del mosaico mediante l’utilizzo di marmo rosa, conforme alla versione storica dell’opera

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Da quasi un secolo e mezzo, il pavimento dell’ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II ospita uno dei simboli di Milano: il mosaico del toro rampante. L’usura progressiva delle tessere del mosaico, in particolare quelle che compongono la zona genitale dell’animale, logorate fino a formare un vero e proprio cratere ha reso necessari interventi di restauro periodici. L’ultimo risaliva al settembre 2017. Nel maggio 2026, un nuovo cantiere è stato aperto e il restauro è stato affidato a Gianluca Galli, specialista in materiali lapidei. L’annuncio della conclusione dei lavori, comunicato con entusiasmo dall’assessore ai Lavori pubblici Marco Granelli attraverso un post sui social corredato di fotografie “prima e dopo”, si è trasformato inaspettatamente in un boomerang comunicativo, scatenando oltre quattrocento commenti e una vivace discussione pubblica per via della presunta cancellazione dei testicoli dell'animale.

Il restauro e la polemica

La mattina di sabato 31 maggio 2026, l’assessore Marco Granelli ha pubblicato sui propri canali social la notizia tanto attesa: il toro è tornato al suo posto, “completamente restaurato”. Le fotografie allegate mostrano il mosaico appena ultimato, con le tessere rinnovate che risaltano sul pavimento dell’Ottagono. I commenti, tuttavia, non sono tardati, e il tono è tutt’altro che celebrativo. Centinaia di utenti hanno notato subito un dettaglio che li ha lasciati perplessi: gli attributi del toro, fulcro del rito scaramantico e motivo principale dell’attrazione turistica, sono apparsi meno evidenti rispetto al passato. “Adesso è diventato un bue” ha scritto qualcuno. “Manca qualcosa. Come del resto a molte persone di questi tempi”, ha ironizzato un altro utente.

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La risposta del Comune

Gli assessori Emmanuel Conte e Marco Granelli chiariscono che il restauro non ha eliminato né ridotto alcun elemento del disegno originale. Al contrario, sostengono, i lavori hanno ripristinato la cromia storica del mosaico attraverso l’impiego di marmo rosa, materiale più fedele alla versione ottocentesca dell’opera. Il restauro del 2017 aveva invece utilizzato un marmo più scuro, che rendeva gli attributi più visibili e marcati rispetto all’originale. È dunque la diversa tonalità delle nuove tessere e non una modifica della forma o della dimensione a generare l’impressione che gli attributi siano scomparsi o rimpiccioliti.

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