Varese, bimbo "costretto" dallo zio fa causa alla madre e vince l'eredità da 20 milioni

Cronaca

Un imprenditore del Varesotto muore in un incidente lasciando un patrimonio da 20 milioni di euro alla compagna, con l'obbligo di trasferirlo un giorno all'unico figlio. A far scattare la battaglia legale è lo zio del bambino, allora minorenne, che ottiene la nomina di un curatore: da lì la causa contro la madre. Tribunale di Varese e Corte d'Appello di Milano annullano il testamento. Tutto il patrimonio va al ragazzo, oggi 17enne

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Aveva sette anni e frequentava la prima elementare quando, senza saperlo, è diventato il protagonista di una battaglia legale da venti milioni di euro. Un testamento anomalo, una madre contrapposta al figlio in tribunale e un'eredità che, alla fine, spetta interamente al ragazzo, oggi poco più che diciassettenne. È l'esito della vicenda giudiziaria decisa nei giorni scorsi dalla Corte d'Appello di Milano, che ha confermato la sentenza di primo grado del Tribunale di Varese: i venti milioni vanno al figlio dell'imprenditore. Trattandosi di un minorenne, le generalità dei protagonisti non sono state rese pubbliche.

Il testamento "sui generis"

La storia comincia nel 2012, quando un noto imprenditore del Varesotto, intorno ai sessant'anni, decide di mettere per iscritto le proprie volontà. Quattro anni dopo muore all'improvviso, in un incidente. È allora che il notaio rende noto il contenuto del testamento: l'uomo aveva lasciato l'intero patrimonio (stimato attorno ai venti milioni) alla compagna convivente, molto più giovane e madre del suo unico figlio, un bambino che all'epoca aveva sette anni.

Alla disposizione, però, era legata una condizione: alla morte della donna, i beni sarebbero dovuti passare integralmente al figlio della coppia, e non a eventuali altri eredi di lei. Una clausola pensata nell'eventualità che la compagna avesse altri figli in futuro.

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L'intervento dello zio e la causa

A muovere le acque è lo zio del bambino. Poco dopo la pubblicazione del testamento ottiene dal tribunale la nomina di un curatore speciale, sostenendo la violazione della quota di legittima e la nullità di un testamento vincolato da una clausola fedecommissaria. Anche la madre, dal canto suo, chiede la nomina di un curatore per l'accettazione dell'eredità da parte del figlio.

 

Nel 2020 è proprio il curatore del minore ad avviare, per conto del ragazzo, la causa contro la madre, chiedendo che il testamento venga dichiarato nullo. Senza quell'iniziativa (innescata dallo zio) madre e figlio, che continuavano a vivere insieme mentre la donna gestiva l'educazione del ragazzo e l'ingente eredità, con ogni probabilità non sarebbero mai finiti l'uno contro l'altra in aula.

Perché il testamento è stato annullato

Il nodo è tecnico-giuridico. Di suo pugno, l'imprenditore aveva scritto che la compagna avrebbe dovuto gestire i beni per poi nominare a propria volta erede unico il figlio. Ma è proprio questo passaggio a essere stato giudicato illegittimo: la cosiddetta sostituzione fedecommissaria è ammessa solo per tutelare una persona giuridicamente incapace (o un minore gravemente incapace, tale da far presumere una futura interdizione) così da garantirne la cura.

 

Il ragazzo, invece, è minorenne ma in buona salute: la clausola è quindi nulla e, con essa, cade l'intero impianto delle disposizioni testamentarie. Sia il Tribunale di Varese, nel marzo 2025, sia ora la Corte d'Appello di Milano hanno dichiarato nullo il testamento.

L'eredità al figlio

Con l'annullamento, l'intero patrimonio va al ragazzo, che dal prossimo anno sarà maggiorenne e potrà disporne liberamente. Per il momento l'azienda di famiglia resterà in gestione congiunta tra madre e figlio. La donna, che aveva impugnato la sentenza di primo grado, è stata condannata anche a 40mila euro di spese legali: la Corte d'Appello ha respinto il ricorso e confermato la decisione di Varese.

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