Inchiesta spie russe, interrogati gli ex 007 italiani arrestati: "Nessun segreto rivelato"

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Raoul Gavino Piras, ex sottufficiale dell’Arma, e Vincenzo Di Pasquale, ex agente Aisi, sono stati interrogati dalla Procura in merito alle accuse di aver venduto segreti e informazioni sensibili a vantaggio di Mosca. Intanto, ieri, il governo ha espulso dal nostro territorio Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov, addetti militari dell'ambasciata russa a Roma. Sarebbero stati loro i contatti dei due agenti italiani

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Si sono tenuti gli interrogatori dei due ex 007 italiani in pensione arrestati nei giorni scorsi con l'accusa di aver venduto segreti e informazioni sensibili a vantaggio di Mosca. Sia Raoul Gavino Piras, un tempo sottufficiale dell’Arma, che Vincenzo Di Pasquale, ex agente Aisi, hanno risposto alle domande del gip di Roma. L'avvocato Domenico Di Tullio, difensore di Di Pasquale, ha detto che il suo assistito "purtroppo è incappato in una relazione amicale episodica con un altro soggetto (Piras, ndr) che lo ha trascinato nella polvere. I due lavoravano nello stesso ufficio". Il difensore, che ha presentato al giudice un'istanza per chiedere l'attenuazione della misura, ha aggiunto che l'ex 007 ha "chiarito rapporti, circostanze e tutti i fatti che gli vengono imputati. Non ha fornito alcun tipo di informazione riservata, segreta o segretissima". Altre cinque persone sono indagate, tra cui quattro militari.

Espulso l'ambasciatore russo in Italia

Il governo italiano ha intanto deciso di espellere Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov, addetti militari dell'ambasciata russa a Roma, con l'accusa di essere i contatti dei due ex 007 italiani in pensione Raoul Gavino Piras, un tempo sottufficiale dell’Arma, e Vincenzo Di Pasquale, ex agente Aisi, arrestati nei giorni scorsi per aver venduto segreti e informazioni sensibili a vantaggio di Mosca. I diplomatici – a cui sono state date in tutto 72 ore, a partire da ieri, 9 luglio, per lasciare il Paese – sarebbe stati utilizzati come "armi ibride per attaccare l'Occidente e l'Italia", in "un'ingerenza grave e inaccettabile per le istituzioni italiane e la sicurezza nazionale", ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, convocando alla Farnesina l’ambasciatore russo Aleksei Paramonov. 

La Russia minaccia: "Risponderemo"

"La Russia può contare su esponenti della statura di Vladimir Putin e Sergej Lavrov. L'Italia, per contro, pur col suo immenso potenziale sul piano delle idee e col suo patrimonio politico e umanistico, oggi non dispone di figure di tale levatura", ha attaccato l’ambasciatore russo Paramonov in seguito all'ordine di espulsione di Astakhov. Mentre da parte del ministero degli Esteri di Mosca, è arrivato un avvertimento: "Risponderemo". Si apre quindi la possibilità di misure simmetriche nei confronti dei nostri diplomatici in Russia. Mosca, ha risposto Tajani, “può fare tutte le ritorsioni che vuole ma si tratta di vendette. Dovrebbero dimostrare che coloro che espelleranno sono delle spie. La nostra è una scelta basata su fatti, la loro è politica".

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Piras: "Le informazioni non erano segrete"

Negli scorsi giorni, Piras si è difeso dicendo di non aver diffuso alcuna notizia segreta, ma solo informazioni individuate in virtù della sua "attività di analista" indipendente di intelligence. Nell'ordinanza di arresto, il gip spiega invece che "le notizie esaminate, procurate e rivelate dal Piras, senza dubbio allo scopo di spionaggio, non essendo coperte da segreto di Stato, risultano tutte caratterizzate, sì, dal divieto di divulgazione ma con classifiche di segretezza oscillanti tra il 'riservato', il 'riservatissimo' e il segreto”, sebbene non ci sia alcuna "potenzialità lesiva eccezionalmente grave agli interessi della Repubblica". In alcune intercettazioni captate dalle autorità, Piras avrebbe detto a un altro 007, Damir Ravilevich Kurmashov: "Chi paga? Io posso fare tutto quello che vuoi, ma chi paga?". In un altro momento ricordava al suo interlocutore di aver fornito "in dodici anni migliaia di informazioni".

Le rivelazioni sugli armamenti italiani

Restano nelle intercettazioni anche le presunte rivelazioni sugli armamenti italiani, dal mezzo navale progettato dall'azienda Leonardo e alle informazioni sulla fornitura di quattro batterie Samp T, lo sviluppo di carri armati e un cingolato da neve da destinare all'Ucraina, fino al Michelangelo Dome destinato alla Bulgaria. E in un biglietto rinvenuto la richiesta di dati riguardanti "l'efficacia degli attacchi alle strutture nucleari iraniane", "danni al programma nucleare", "prospettive di ripresa dei lavori", "disponibilità e piani di acquisto di missili a lungo raggio (Storm/Shadow Scalp)", "Piano di riarmo in Italia, Ue e Nato", "prospettive di sviluppo delle forze armate", "priorità e obiettivi della Difesa Ue" e la frase "Aiuterà l'Ucraina a fabbricare missili a lungo raggio".

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